CASE
House of Panes

A Londra, Matthew Giles Architects trasforma una casa edoardiana in un palinsesto architettonico. Che intreccia memoria e nuovi spazi lasciando dialogare passato e presente

House of Panes, il progetto con cui Matthew Giles Architects trasforma una casa edoardiana nel quartiere londinese di Muswell Hill, nasce da una riflessione sulla continuità tra passato e presente. L’intervento costruisce un dialogo tra epoche diverse, lasciando leggibili le tracce della storia dell’edificio e aggiungendo un nuovo livello di interpretazione. La casa diventa così un palinsesto architettonico, nel quale il nuovo dialoga con l’esistente senza cancellarne le stratificazioni.

L’edificio originale era il risultato di una lunga serie di modifiche stratificate nel tempo. Livelli sfalsati, ambienti poco collegati e una distribuzione frammentata avevano progressivamente compromesso la coerenza dell’impianto originario. Invece di azzerare questa complessità, il progetto la assume come punto di partenza, trasformandola nel principio che organizza l’intera composizione. I cambi di quota vengono mantenuti e valorizzati. Nuovi vuoti, aperture e collegamenti verticali definiscono una sequenza spaziale continua, dove ogni ambiente entra in relazione con gli altri attraverso affacci e visuali diagonali.

La nuova estensione sul retro rappresenta la parte più evidente dell’intervento. Qui cucina e zona pranzo si aprono verso il giardino attraverso un’ampia facciata vetrata, ma il rapporto con l’esterno non si esaurisce nella ricerca della trasparenza. Il progetto prende infatti forma attorno al grande salice già presente nel giardino, che diventa fulcro visivo dello spazio abitativo e riferimento costante delle prospettive interne.

Il nome stesso, House of Panes, richiama il ruolo delle superfici vetrate che generano una rete di relazioni visive tra i diversi livelli della casa. La luce filtra dal nuovo volume posteriore e raggiunge gli ambienti più interni attraverso aperture e partizioni trasparenti. Questo rende percepibile la profondità dell’abitazione, rafforzando il senso di continuità spaziale.

Accanto alla leggerezza del vetro emerge la presenza materica del calcestruzzo a vista, utilizzato per pavimenti, elementi strutturali e per una nuova scala. Il progetto costruisce così un equilibrio tra massa e trasparenza, dove la solidità del cemento trova un contrappunto nella leggerezza dell’involucro vetrato. La struttura metallica della nuova facciata posteriore, ispirata all’esoscheletro della copertura dell’Alexandra Palace londinese, rende esplicito questo dialogo tra struttura e luce. Il sistema costruttivo diventa così uno dei principali elementi espressivi dell’intervento.

Calcestruzzo, acciaio, rovere naturale e intonaci chiari definiscono un linguaggio sobrio che lascia emergere gli arredi della committenza, collezionisti e commercianti di mobili del Novecento. Pezzi vintage e oggetti contemporanei trovano posto all’interno di un’architettura che offre uno sfondo capace di accogliere la stratificazione di epoche e linguaggi.

Alla qualità spaziale si affianca un’attenzione concreta agli aspetti ambientali. Parte degli aggregati provenienti dalle demolizioni è stata riutilizzata nella realizzazione dei nuovi elementi in calcestruzzo, mentre il miglioramento dell’involucro e delle prestazioni energetiche contribuisce ad aggiornare la casa agli standard contemporanei.