La casa londinese dell’architetto Adriana Natcheva è semplice, ma di carattere, con marmi neri dalle venature color oro e accenti in vetro di Murano. A dimostrazione che anche in uno spazio ridotto le idee possono fare la differenza
Quando l’architetto Adriana Natcheva ha iniziato a progettare la sua casa a Kensington ha dovuto fare i conti con alcune limitazioni: una superficie di soli 45 metri quadrati e la presenza di un’unica finestra sul davanti e due più piccole sul retro. In compenso i soffitti alti rappresentavano un vantaggio da sfruttare al meglio. Questo il contesto in cui la co-fondatrice dello studio Groves Natcheva Architects si è ritrovata a operare, optando per soluzioni non facili, ma che si sono rivelate ottimali.
“Lo spazio ridotto doveva garantire tutte le funzioni che ci si aspetta solitamente da un’abitazione e questo con uno stile estetico per me soddisfacente”, spiega Natcheva, che ha supervisionato i lavori di ristrutturazione dall’inizio alla fine, compreso il posizionamento degli impianti idraulici. Risultato: oggi quella che era una stalla per cavalli al servizio di Kensington Palace è un delizioso monolocale soppalcato con un incantevole cortile in uno dei quartieri più esclusivi di Londra.
Uno dei primi interventi è consistito nella conversione del vecchio portone d’ingresso in un’ampia finestra stondata sul lato superiore. In secondo luogo, Natcheva ha messo mano al living creando una zona pranzo e un salottino e nascondendo cucina, bagno, guardaroba e armadietti dietro a porte scorrevoli che coprono tutta la lunghezza della stanza e consentono di modulare l’ambiente a seconda della necessità del momento. Quindi ha aggiunto degli alti scaffali per i libri e una scala scorrevole su binario per raggiungerli comodamente, per poi occuparsi della zona notte sul soppalco, collegata al livello inferiore con una scala da lei disegnata.
Quanto alla tavolozza cromatica, bianco sporco e nero opaco e lucido sono le tonalità principali. Anche la cucina su misura è scura, con mobili in acciaio nero giapponese e piano di lavoro in marmo Nero Portoro Extra, noto per le sue venature dorate. Scelta, quest’ultima, che conferisce un aspetto chic all’insieme, così come la decisione di impreziosire il tutto con un lampadario in vetro di Murano di Carlo Scarpa e di montare sul finestrone principale delle eleganti persiane in legno.
Per il resto l’arredo è al contempo semplice e di carattere: sul pavimento ligneo sfilano un divano chiaro di Pierre Frey, un tavolo basso di Willy Rizzo, l’iconica Eames Lounge Chair, una console in acciaio piegato ideata dalla stessa Adriana, due romantiche lampade da tavolo con paralume in carta di Christophe Delcourt e altre del fratello e vicino di casa Parashkev Nachev, autore anche di uno dei quadri alle pareti, mentre un altro dipinto (datato 1973) è dell’artista francese Yves Corbassière. Tutto è stato pensato per aumentare la sensazione di spazio, vedi anche lo specchio installato sul muro posteriore della cucina.
“Non conta tanto la dimensione dello spazio, quanto il modo in cui lo si utilizza”, afferma Natcheva, che ha il suo studio nell’edificio di fronte. “Mi circondo solo di cose a cui tengo davvero e non mi aggrappo a oggetti che so che non verranno usati”. Anche la camera da letto risponde a questa filosofia: su un pavimento in pelle, tutto ruota attorno a un materasso con biancheria in lino abbinato a una testiera in marmo, a una lampada dal fusto arancione di Barovier&Toso e a due confortevoli pouf Chesterfield in pelle degli Anni 20 che Adriana ha ereditato da uno zio.