CASE
Penthouse per un collezionista

A Parigi, Sophie Dries ricuce più appartamenti in un attico unitario e fluido, pensato per abitare l’arte senza trasformare la casa in un museo. Curve, luce e materiali neutri costruiscono uno spazio sofisticato, perfettamente calibrato sulle opere

Nel progetto di Collector’s Penthouse, Sophie Dries trasforma una somma di appartamenti parigini in un’unica residenza verticale, pensata per accogliere la vita quotidiana e una collezione di oltre trecento opere senza separare mai, davvero, la dimensione domestica da quella espositiva.

Il punto di partenza è quasi atmosferico: il carattere del luogo, la qualità della luce, gli scorci sulla città. Da qui prende forma un interno che non cerca l’effetto museale, ma costruisce un equilibrio sottile tra presenza dell’arte, comfort e intensità spaziale.

La complessità dell’intervento si rivela in una sequenza di volumi fluidi che appaiono naturali e continui, anche se nascono da un’importante operazione di ricomposizione. La penthouse si sviluppa su tre livelli – uno dedicato agli ospiti, uno privato per i proprietari, oltre a terrazze e spazi per ricevere – ed è organizzato attorno a una scala elicoidale in gesso e rovere, attraversata al centro da un ascensore in alluminio e vetro. Più che semplice elemento di collegamento, questo nucleo diventa il dispositivo che dà unità a una struttura originariamente frammentata, fondendo diversi appartamenti in un solo racconto architettonico.

Il progetto lavora poi sulle geometrie come strumento di qualità abitativa. Le pareti scolpite, le curve e gli spazi interstiziali correggono l’effetto corridoio e introducono una percezione più avvolgente, quasi narrativa, dell’interno.

Ogni area trova una funzione precisa: anche un passaggio si trasforma in occasione per sostare e osservare opere di piccolo formato, mentre pareti attrezzate e superfici schermate assorbono gli elementi di servizio, lasciando alla casa una notevole chiarezza visiva. Tutto si comporta come una galleria, ma senza rinunciare alla misura della casa.

In questo equilibrio, la materia gioca un ruolo decisivo. Per non competere con la collezione, Sophie Dries sceglie una palette neutra, affidando profondità e calore alle texture: le venature della radica, i rivestimenti impiallacciati, il rame patinato.

L’interno conserva così una propria identità, riconoscibile ma mai invasiva, capace di sostenere le opere anziché sovrastarle. Il risultato è una casa che interpreta il collezionismo non come accumulo, ma come forma di convivenza colta tra architettura, luce e oggetti, dove il progetto diventa una regia precisa, quasi teatrale, dello spazio e delle relazioni.