CASE
Una farm irlandese

In una casa colonica della campagna irlandese, l’aggiunta di una dépendance contemporanea collega passato e futuro. È il trionfo di un lusso senza tempo, con una scala scultorea nel ruolo di protagonista

In uno spazio concepito secondo un equilibrio di elementi armonici, una scala scultorea si avvolge a spirale attorno a uno chandelier di ispirazione botanica, opera dell’artista rumena Andreea Braescu. È il fulcro di una casa colonica nella campagna irlandese, cornice di una storia famigliare che si protrae da generazioni.

Il proprietario, dopo anni di vita all’estero, aveva bisogno di rinnovarla e ingrandirla: obiettivo, conservare il legame con la terra d’origine senza rinunciare a una modernizzazione funzionale ed estetica sia della struttura esterna, sia degli interni. Culminato in una villa di circa novecento metri quadrati, il progetto è stato affidato a Colm Doyle dello studio di architettura DMVF, che a sua volta ha chiesto la collaborazione dell’interior designer Roisin Lafferty di Kingston Lafferty Design.

Un sodalizio inedito, da cui è scaturita l’idea di espandere la proprietà giustapponendo una struttura contemporanea su tre piani a una vecchia cascina e collegando le due tramite una sezione a vetri che, includendo la scala rivestita con intonaco bianco lucido, simboleggia il legame tra passato e futuro.

Nessuna delle nuove aggiunte è visibile dalla strada. Spiega Doyle: “Solo una volta varcato l’ingresso, sotto l’originale sopraluce georgiano, si scopre la sorpresa: un corridoio molto più lungo della profondità dell’antica casa colonica si estende come una spina dorsale di luce”.

Ritmato dal pavimento in marmo, il corridoio approda attraverso portali neri in uno spazio domestico principale a T, con un finestrone all’estremità. Desiderando il cliente una pianta aperta, si è posto il problema di definire gli ambienti senza chiuderli.

Nella zona giorno compresa nell’ampliamento, gli spazi sono stati suddivisi con infissi interni. Un volume centrale in legno funge da sfondo al salone con soffitto a volta e crea intimità spezzando visivamente le quattro aree separate della cucina, della sala da pranzo e dei salotti, tutte di dimensioni generose.

“Questo volume svolge un ruolo importante – sottolinea Lafferty -, ospita uno studio per i bimbi, nasconde porte scorrevoli a scomparsa e determina gli spazi dando la possibilità di lasciarli più o meno aperti, a scelta”. In tutto ciò cuore della residenza è la cucina a isola, da cui si accede anche al giardino attraverso porte-finestre in acciaio e vetro, nonché alle camere da letto in alto e, in basso, alla sala giochi, alla cantina, alla zona notte destinata ai più piccoli e a un locale attrezzato con simulatore di golf domestico.

Offrire viste molteplici sul paesaggio e far entrare luce solare in abbondanza isolando adeguatamente l’edificio era un altro punto cruciale per il team di architetti, che oltre a ricercare il giusto bilanciamento tra finestre e muri, in quello che è diventato il salottino preferito dei padroni di casa ha incastonato un divano in un bovindo attorniato da listelli lignei e affiancato da un camino integrato in una superficie marmorea.

Calore e coerenza progettuale sono assicurati da materiali naturali quali rovere e marmo e da una palette cromatica tenue basata su beige, grigi e verdi sbiaditi “come la campagna irlandese in inverno”. A impreziosire l’insieme, una selezione di arredi in bilico tra vernacolo e signorilità, affiancati da tappeti annodati a mano, opere d’arte, tende in lino. Il design è caratterizzato dal ricorrere di forme curvilinee.

Si va dai cerchi a terra in corridoio all’enorme pendente lunare di Davide Groppi in uno dei salotti, dal giocoso oblò nella stanza dei piccoli alla poltrona lounge del brand scandinavo Norr11, passando per la lampada da tavolo Metropolis in ottone di Jan Garncarek, tributo al capolavoro cinematografico di Fritz Lang.

Questo articolo è estratto da The Book 30. Sfoglia il magazine