CASE
Townhouse

In Belgio, la casa a schiera progettata da Emiel Vercruysse si rivela come un rifugio urbano
dai toni materici. In un mix calibrato di pezzi di design, opere d’arte e oggetti raccolti nel tempo. Intrisi di valore affettivo

Firmata dallo studio Decancq Vercruysse Architects, Townhouse VI si presenta come un piccolo santuario urbano, dove natura e architettura dialogano in un rispettoso silenzio. Situata nel centro storico di Kortrijk, in Belgio, l’abitazione dell’architetto Emiel Vercruysse – co-founder dello studio – si distingue come un nido discreto e accogliente, perfettamente incastonato nel tessuto urbano.

L’idea progettuale si fonda su una precisa visione: creare un bozzolo domestico che, pur immerso nel ritmo cittadino, sappia offrire un senso di continuità con la natura. L’ingresso al piano terra funge da zona filtro tra interno ed esterno, con uno spazio funzionale pensato per ospitare biciclette, calzature e persino una piccola doccia per il cane di famiglia. L’abitazione, inoltre, è dotata di climatizzazione integrata, riscaldamento a pavimento e soluzioni su misura.

Il soggiorno è il cuore pulsante della casa, un ambiente fluido e accogliente definito da materiali caldi e pezzi d’arredo unici. Il tavolino da caffè di Axel Vervoordt, realizzato con una vecchia porta e appartenuto alla nonna di Marie, moglie di Emiel, introduce un gesto di affetto e continuità tra passato e presente.

Accanto, la Bachelor Chair di Verner Panton, recuperata da un amico, e un blocco ligneo dei fratelli Daniel e Georges aggiungono autenticità materica. Il tavolino nero di Stéphane Ducatteau e la lampada di Atelier Pierre Culot completano la scena con elegante sobrietà.

Gli ambienti, poi, sono animati da piccoli oggetti collezionati nel tempo, come i posacenere in alluminio lucido disegnati da Philippe Starck nel 1958 o le opere d’arte di Ivan Claeys, Arne Quinze, Tinus Vermeersch, Mario De Brabandere e Herma De Wit.

Al secondo piano, cucina e zona pranzo si aprono su una terrazza compatta ma lussureggiante, trasformata dai proprietari in un giardino urbano. La luce naturale diventa materia architettonica, filtrando negli ambienti e rendendo lo spazio dinamico e arioso.

Il tavolo da pranzo e gli sgabelli, entrambi progettati su misura da Vercruysse, seguono una logica affettiva e funzionale. Le opere di Konrad Koppold e le luci firmate PSLab Lighting Design contribuiscono a costruire un’atmosfera sospesa, misurata, quasi meditativa.

L’interior si costruisce attorno a una palette calda e materica: il rovere, protagonista assoluto, trasmette calore e naturalezza, mentre accenti in verde scuro aggiungono profondità. Le pareti bianche fanno da fondale silenzioso per le opere d’arte, mentre tessuti e rivestimenti sono stati selezionati con attenzione alla qualità tattile.

La zona notte, rivestita in betulla chiara, comunica una leggerezza visiva e sensoriale. I comodini firmati Mosaiek e le lampade disegnate su misura – con basi in pietra naturale e metallo cromato – rafforzano l’identità sofisticata ma intima dell’ambiente.

In netto contrasto, il bagno adotta toni scuri e materici: la pietra naturale nera evoca l’atmosfera raccolta di una grotta, o quella di un’autentica esperienza termale. Pur inserita nel pieno centro urbano, quindi, Townhouse VI riesce a mantenere un dialogo coerente con la natura attraverso l’uso di legno, pietra e tessuti grezzi.