Tra i biancospini della costa fiamminga, la residenza firmata da Simon de Burbure si offre come rifugio minimale e contemplativo: un volume ancorato alla terra e sospeso nel paesaggio
grazie a legno, vetro e tegole leggere
Raffinata località marittima al confine con i Paesi Bassi, Knokke conserva un fascino riservato che negli Anni 50 attirò figure come Marlene Dietrich, Frank Sinatra, Édith Piaf e René Magritte. Oggi, tra dune, paludi salmastre e ampie pianure, prende forma la VC. House, residenza progettata dall’architetto Simon de Burbure, con studio a Gand. Concepita come rifugio contemplativo, l’architettura si inserisce con discrezione nel paesaggio, offrendo spazi silenziosi e meditativi. De Burbure, che ha fondato il proprio atelier a soli 34 anni e oggi è considerato tra i protagonisti della scena belga, firma qui un progetto che unisce monumentalità e grazia.
La casa sorge su un altopiano, tra una foresta e un campo da golf privato, e si sviluppa secondo una composizione tripartita che sovverte l’ordine naturale. Se la geologia colloca la pietra alla base e i materiali leggeri in alto, la VC. House ribalta lo schema: il massiccio basamento in calcare ancora l’edificio al terreno, mentre i livelli superiori in legno, vetro e tegole rosse alleggeriscono il volume, creando l’impressione che la costruzione galleggi nel paesaggio. Non una scelta puramente formale, ma una riflessione sul ruolo dei materiali come mediatori tra interno ed esterno.
La pietra diventa il filo conduttore del progetto: dai pavimenti all’isola cucina, dai bagni alla biblioteca, costruisce un continuum coerente che unifica funzioni diverse e conferisce solidità. Un approccio che richiama la lezione dei maestri del Moderno, come Pierre Koenig, convinti che l’uso consapevole di un unico materiale potesse generare unità spaziale.
La trasparenza, garantita da ampie superfici vetrate, ridefinisce il rapporto con il contesto: le finestre diventano cornici che restituiscono la complessità del paesaggio. Da un lato la quiete del bosco, dall’altro l’apertura geometrica del campo da golf: due visioni opposte che l’architettura accoglie senza gerarchie. Il legno accompagna questa narrazione tracciando quello che i progettisti definiscono un “percorso caldo”: dall’esterno agli interni, dai pavimenti alle superfici, guida gli abitanti cucendo pubblico e privato, dentro e fuori, in un’esperienza continua.
All’interno, il soggiorno combina arredi vintage Art Déco e pezzi su misura, arricchiti da tessuti e tappeti che attenuano la severità delle geometrie. Un imponente sideboard in pietra di Potier Stone – atelier alla quarta generazione, noto per la sua abilità scultorea – radica lo spazio con forza materica, mentre lo stesso laboratorio realizza partizioni e volumi monolitici che, soprattutto in cucina, amplificano il senso di continuità.
Una scala compatta diventa elemento scultoreo: il corrimano sinuoso in legno grezzo segue con naturalezza le curve dei muri, instaurando un dialogo con luci e ombre. Questo rapporto tra pietra e legno si intensifica nelle camere e nei bagni, dove superfici in marmo e rivestimenti chiari creano un’atmosfera intima e raccolta, dal carattere quasi termale.
L’illuminazione, volutamente essenziale, lascia spazio a tessuti, pattern e oggetti scultorei. Al piano interrato, pavimenti in ciottoli posati a mano e pareti in calcare avvolgono garage, cantina e poolhouse con la stessa cura riservata agli ambienti principali. Immersa in un paesaggio di pini, biancospini, betulle e pioppi, la VC. House appare infine come un rifugio privato dal lusso discreto: un’oasi domestica che intreccia architettura e natura in un dialogo costante.