RISTORANTI
Atmosfere dark

24 sale da pranzo private e ambienti dark accesi da lampi di luce. In Cina, AD Architecture ridefinisce il concetto di ristorante

Presso Da Dong Gastro Esthetics alta cucina, arte e filosofia si incontrano sotto lo stesso tetto. Grazie al progetto dello studio AD Architecture il ristorante celebre per l’anatra alla pechinese e in attività da oltre 40 anni si rinnova completamente. Dimenticando non solo il proprio passato ma facendo tabula rasa di tutte le “regole” che in genere definiscono l’organizzazione interna di un locale, il nuovo Da Dong di Pechino è un luogo dove tutti i sensi vengono stimolati contemporaneamente.

Alla base del progetto una riflessione filosofica, ripresa dal pensiero di Hedmond Husserl, fondatore della fenomenologia, secondo cui siamo in grado di cogliere l’essenza delle cose solo attraverso l’intuizione. Seguendo questo i principio, i 3.000 metri quadrati di Da Dong sono basati su un mix di estetica orientale, equilibrio zen, scienza e visioni futuristiche. Lo spazio libero, quasi alieno, caratterizzato dalla totale assenza di spigoli, parla una lingua completamente nuova, che trascende ogni riferimento stilistico-temporale.

Colpisce l’uso che gli architetti hanno fatto della luce, trattata più come una materia con la propria corporeità che come un elemento funzionale (per vedere) o decorativo (per creare la giusta atmosfera). Gole luminose rosse tagliano soffitti e superfici altrimenti monolitici, con effetti “infuocati” che accrescono l’aura di mistero del ristorante.

LED colorati in RGB, trasformano l’aspetto delle parti comuni, come la hall con cantina dei vini a vista, e dei bagni, accesi da un tocco di lilla sopra i lavandini. Il colore si inserisce in spazi completamente scuri, con soffitti e muri effetto pietra e pavimenti lucidi e ricchi di riflessi come specchi d’acqua.

Non c’è una sola sala da pranzo, da Da Dong si consumano i pasti in una delle 24 stanze private, dove si viene serviti in totale privacy su tavoli conviviali o in piccoli gruppi su tavolini per massimo quattro coperti. Alcune sale si aprono sui tetti delle vicine case tradizionali, altre sono chiuse come interni domestici.