A Mérida, nello Yucatán, Casa Escuela trasforma l’eredità di una dimora coloniale e di un ex istituto scolastico in un hub multidisciplinare di ospitalità, arte e cultura
L’ospitalità può assumere forme molto diverse. Può essere quella di un hotel, di una residenza privata o di un centro culturale. A Mérida, nello Yucatán, Casa Escuela unisce tutte queste possibilità all’interno di un unico progetto.
Antica dimora coloniale restaurata da Ezequiel Farca e Mónica Calderón, oggi è un hub multidisciplinare in cui l’architettura diventa supporto di esperienze condivise, dalla permanenza degli ospiti all’incontro tra artisti, dai workshop agli eventi culturali.
L’ex edificio scolastico di Mérida diventa un luogo di incontro tra artisti, viaggiatori e comunità locale
Nel corso di oltre un secolo, l’edificio ha cambiato più volte identità. Nato nel 1919 come abitazione privata, nel 1965 fu convertito in una scuola, chiusa poi nel 2011. Dopo anni di abbandono, il recupero ha richiesto quattro anni di lavoro, e gli architetti hanno seguito un solo principio: separare chiaramente passato e presente.
Così, le murature in mampostería (ovvero in pietra), le cementine originali, le celosías, le pavimentazioni in adocreto e le porte in legno sono stati recuperati e valorizzati, mentre le aggiunte contemporanee – pareti in calcestruzzo, serramenti in acciaio e vetro – si inseriscono nel contesto storico senza mimetizzazioni.
Il patio centrale, su cui si affacciano tutti gli ambienti al piano terra, resta l’elemento distributivo della struttura, così come era nell’impianto scolastico che lo ha preceduto. Intorno alla corte si snodano gli ambienti comuni: il soggiorno, la sala da pranzo, il bar e la grande cucina si susseguono come gli spazi di una casa privata, pur essendo progettati per accogliere eventi, workshop e incontri culturali.
Muri in pietra viva, cementine e celosías restano a vista, in ricordo del passato dell’edificio. Cemento, acciaio e vetro si innestano invece come segni del presente
Le cinque camere da letto possono ospitare fino a dodici persone, e qui gli interni privilegiano materiali naturali e lavorazioni artigianali: arredi su misura in legno di tzalam (un legno caldo e ambrato che ricorda il noce americano), tessuti in lino, superfici tattili e una palette neutra danno forma a un’atmosfera domestica, lontana dall’estetica alberghiera convenzionale.
Il dialogo tra recupero e nuova progettazione trova una delle sue espressioni più riuscite nella spa, ricavata reinterpretando l’antico pozzo della proprietà. Qui si respira l’atmosfera dei cenotes, le cavità naturali d’acqua tipiche dello Yucatán, con un percorso che comprende un bagno turco e una doccia che evoca la pioggia tropicale: un omaggio al paesaggio e alle tradizioni locali.
Il patio era il cuore distributivo della scuola che ha preceduto l’hotel, e lo resta anche oggi. Gli ambienti comuni si affacciano ancora su quella stessa corte
Casa Escuela nei suoi spazi propone un modello di ospitalità partecipativa: artisti, designer e viaggiatori condividono gli stessi ambienti trasformando i momenti di confronto in occasioni di produzione culturale. Gli spazi accolgono opere di artisti e designer latinoamericani, mentre mostre, laboratori, esperienze gastronomiche e programmi dedicati al benessere sono possibili all’interno di un’architettura progettata per favorire l’incontro e lo scambio.
L’ospitalità diventa così un pretesto, uno strumento di relazione e riscoperta del patrimonio materiale e immateriale dello Yucatán, trasformando un edificio storico in un luogo fuori dal tempo; legato al passato, ma proiettato nel futuro.