Vivere in un sito storico, patrimonio dell’Arabia Saudita. Dar Tantora The House Hotel è un capolavoro di design rigenerativo. Interamente costruito in terra cruda
Sorge tra i vicoli tortuosi della Città Vecchia di Alula, un labirinto di edifici in mattoni di terra cruda, fango e pietra che risale al XII secolo e che include una fortificazione del X secolo che fungeva da rifugio per i pellegrini diretti alla Mecca. Un luogo magico, dove l’architettura ci trasporta in un’epoca antica, quando al posto di rovine di pietra e mattoni, un insediamento fiorente era testimone del commercio di seta, spezie e incenso tra oriente e occidente. Oggi, grazie a un progetto di restauro unico – sotto la supervisione della Royal Commission for Alula – trenta edifici di questo labirinto di terra sono stati restaurati fedelmente come Dar Tantora The House Hotel.
L’hotel prende il nome dalla vicina piazza Tantora, dove un’antica meridiana segna ancora il passare del tempo e guida gli abitanti attraverso le stagioni, emblema dell’impegno dell’hotel nel fondere l’antica saggezza della terra con i comfort dell’ospitalità moderna. L’architetto egiziano Shahira Fahmy e il suo team hanno lavorato su un’area di circa 11.000 metri quadrati – che corrisponde all’11 per cento della Città Vecchia – sviluppando un vero e proprio archivio dell’insediamento, registrando ogni dettaglio sopravvissuto, dagli infissi delle finestre alle tecniche di pittura, dalla topografia ai sistemi strutturali, per rendere di nuovo vivibile la città.
Una città affascinante, dove domina la materia: mattoni di fango fatti a mano, pietre locali che per motivi strutturali sono state utilizzate principalmente al piano terra, foglie di palma intrecciate come tappeti a formare il soffitto, vecchi pigmenti per dipingere le pareti e recuperare gli affreschi. Perché le pareti di Dar Tantora – e più in generale di tutta la Old Town di AlUla – sono arricchite da affreschi che venivano dipinti dalla comunità come dono di nozze per le coppie di sposi, per decorare la loro nuova casa. Murales celebrativi che raccontano storie di flora e fauna locali, oggetti domestici, tradizioni, calligrafia e simboli astratti, insieme a motivi gioiosi legati a temi di abbondanza e felicità.
Utilizzando pigmenti naturali, Fahmy e il suo team hanno restaurato con grande efficacia queste testimonianze artistiche. “Durante tutto il progetto ci siamo assicurati che ciò che stavamo facendo fosse in linea con la specificità del luogo e con il modo in cui le persone un tempo avrebbero costruito e vissuto qui”, racconta Fahmy. Perché occuparsi di un sito storico è un complesso atto di equilibrio, che ha coinvolto archeologi, artisti e artigiani locali per ripristinare il genius loci, ovvero il senso e lo spirito del luogo, e, al contempo per trasformare le case storiche in accoglienti camere e suite.
In linea con il modo in cui vivevano le famiglie – il piano terra era per socializzare, il primo piano per le camere e il bagno –, il concetto di piani sfalsati è stato mantenuto. Le porte (e le pareti) sono state dipinte con murales rossi e blu da artisti locali e proprio come nei tempi antichi, l’illuminazione è affidata alle candele. “Abbiamo limitato i punti elettrici a una presa per stanza”, spiega la designer. “Le stanze hanno il wifi, ma il cibo viene cucinato sul fuoco a legna”. Gli interni sono indissolubilmente legati all’ambiente naturale e alla comunità locale, passata e presente. Pouf e tappeti sono stati realizzati con fibre naturali, mentre le porte in legno sono grezze e dipinte a mano.
Oggetti disseminati ad arte come teiere di metallo e vasi di ceramica raccontano mille e una storia. Al sole, tutto assume una sfumatura di argilla cotta al sole: ocra, terra di Siena, terra d’ombra. Ma è di notte che si assiste alla magia, quando la luce di 1.800 candele e lanterne diffonde bagliori dorati e disegna ombre che danzano sulle pareti. Come in una fiaba araba che si ripete all’infinto, per mille e una notte.