A metà tra casa di campagna e residenza artistica, il retreat fuori Parigi immaginato da Marion Collard come un’opera d’arte vivente fonde estetica bohémien e arredi dai colori vibranti.
Dove si respira un’atmosfera di totale libertà creativa
Immaginate una casa nascosta ai limitari di una foresta, avvolta da un silenzio ovattato, interrotto solo dal fruscio delle foglie e, di tanto in tanto, dal brusio di una vivace conversazione. Benvenuti a La Folie Barbizon: una tenuta di campagna dove ci si sente subito a casa e il tempo scorre lentamente. A solo un’ora da Parigi, nel villaggio di Barbizon – culla del movimento pre-impressionista – questo rifugio intimo si è trasformato in un retreat con 21 camere dall’anima bohémien. Gustave Courbet, Jean-Baptiste Camille Corot e Jean-François Millet vissero qui, catturando con i loro pennelli la bellezza selvaggia e la luce della natura. Oggi La Folie Barbizon prosegue questa eredità, trasformando ogni soggiorno in un’esperienza vibrante.
Prima ancora di essere un hotel, La Folie Barbizon è stata, innanzitutto, un luogo d’incontro. Fondata nel 2020 da Lionel Bensemoun – imprenditore visionario e figura iconica della vita notturna parigina – nacque come residenza per artisti. Poi è arrivato il desiderio di aprire questo rifugio incantato a un pubblico più ampio, senza tradirne lo spirito. Nel 2023, Nicolas Saltiel si è unito all’avventura, portando con sé la sua esperienza nel settore dell’ospitalità.
Dietro ogni angolo di La Folie Barbizon si cela, inoltre, lo sguardo attento di Marion Collard. Più che un’architetta d’interni, è una vera maga della luce, dei materiali e degli oggetti. “Ho affrontato questo progetto con grande cura”, racconta. “Non volevo imporre una visione, ma accompagnare ciò che esisteva già, preservarne l’anima e i ricordi custoditi tra le sue mura”. Così, ha ripensato l’hotel come una tela tridimensionale dove raccontare storie attraverso materiali, colori e tecniche.
Dai pavimenti in cotto riciclato alle vetrate colorate realizzate con bucce di melanzana, che filtrano dolcemente la luce nei bagni, ogni dettaglio invita al dialogo tra storia e contemporaneità. Marion ha disegnato gli arredi del ristorante e selezionato pezzi unici per ciascuna stanza, donando a ogni ambiente una propria identità – come in una casa di famiglia, dove le stanze sono chiamate affettuosamente con il nome del loro colore. “Mi piaceva l’idea della camera gialla, della camera blu, della camera ciliegia”, spiega ridendo.
Ma la storia di La Folie Barbizon non sarebbe stata la stessa senza Sarah Valente, a cui Lionel e Nicolas hanno affidato la direzione artistica. “Amo creare mondi immersivi in cui si va oltre la dimensione estetica dell’opera, per entrare in una narrazione profondamente intrecciata con un luogo e la sua storia”, racconta. Così, una ventina di artisti di diverse discipline hanno risposto all’invito di Sarah, trasformando ogni camera e spazio comune in un’opera vivente, in continua evoluzione. Dalle testiere scolpite di Victor De Rossi ai tavoli narrativi di Ugo Schildge, dalle ceramiche di Cyril Debon e Théophile Stern, ogni creazione contribuisce a una raffinata armonia collettiva.
Questo dialogo fertile tra arte e architettura si esprime in modo esemplare nel ristorante, dove lo spazio stesso diventa una scultura in movimento: dal soffitto-cielo, immaginato dallo Studio Marion Collard e realizzato da Mathias Kiss, all’affresco murale di Papier Boulettes, ispirato ai paesaggi di Théodore Rousseau, che si snoda attorno al camino.
Anche il giardino di La Folie Barbizon, progettato dalla paesaggista Estelle Marandon, è profondamente in sintonia con lo spirito del luogo, fondendo un’estetica naturale e selvaggia. Con un approccio ecologico, il progetto valorizza ciò che già esiste, selezionando piante capaci di favorire la biodiversità. È stato creato anche un piccolo spazio educativo – con un orto e un’aiuola amica degli impollinatori – dove si svolgono laboratori ludici dedicati alla sensibilizzazione ambientale.