RISTORANTI
Locke Restaurant

A Copenhagen, lo studio inglese A-nrd firma il bar-ristorante dell’hotel Locke, traducendo i valori del design danese in un’esperienza di ospitalità contemporanea

A Postbyen, quartiere oggetto di un’importante riqualificazione nel centro di Copenhagen, la progettazione del ristorante dell’hotel Locke segna il debutto dello studio londinese A-nrd nel settore dell’ospitalità.

Inserito in un nuovo e imponente edificio, il locale è stato concepito con un obiettivo chiaro. “La sfida era quella di introdurre calore e intimità senza sminuire il senso di scala”, spiega Alessio Nardi, fondatore di A-nrd assieme a Lukas Persakovas. “Abbiamo analizzato attentamente i principi alla base del design danese – semplicità, onestà dei materiali e una visione degli interni come luoghi di comfort e aggregazione – e li abbiamo tradotti in un contesto contemporaneo”.

Per costruire ambienti che bilanciassero narrazione concettuale e profondità materica, il team di architetti ha sviluppato un layout definito da zone stratificate, dettagli artigianali, una palette di nuance terrose e materiali naturali. 

L’esperienza spaziale si delinea sin dall’ingresso, dove vetrate a tutta altezza rivelano la struttura in cemento a vista. Qui, un bancone ricoperto di piastrelle di lava vulcanica blu-grigia dell’azienda siciliana Made a Mano si erge come punto focale. Accanto, un desk di accoglienza in rovere poggiato su una base in pietra color pesca.

Attorno, poltrone lounge rivestite con un tessuto verde acqua Mario Sirtori incorporano braccioli pensati quasi come tavolini integrati. I pouf terracotta e ocra su tappeti grafici realizzati con Warp Studio, sono schermati da tende semitrasparenti tonalità terracotta di Kvadrat. Le sculture lignee policrome dell’artista danese Tilde Grynnerup – il cui legame con Postbyen è personale, padre e nonno vi lavoravano come postini – rafforzano il dialogo tra arte e design d’interni che permea il progetto.

La zona lounge si apre gradualmente sul ristorante principale: un’oasi punteggiata di verde cui diverse tipologie e altezze dei posti a sedere conferiscono ritmo. Tra sgabelli con basi color crema e sedute in pelle verde, un grande bancone in pietra e legno enfatizza il contrappunto tattile rispetto all’immobile di stampo industriale.

Elemento clou della sala è un trio di divanetti imbottiti a mezzaluna. Poggiata su una base in legno lavorato, la composizione appare come un unico volume sinuoso, accostato a tavolini da bistrot in marmo e sedie Daumiller di Gubi sotto una cascata di lampade a sospensione ispirate a Poulsen. Lungo il perimetro, tende color sabbia bilanciano il guscio architettonico con calore e texture.

Il percorso si conclude nell’area bar-caffetteria. Qui la palette vira verso cromie più intense: il bancone riprende la pietra color pesca ricorrente nel progetto, mentre la facciata presenta un’impiallacciatura di Tabu in tonalità ciliegio, impreziosita da listelli sporgenti che formano un rilievo scultoreo. Divanetti con cuscini corallo e sedie in pelle cognac evocano la tranquilla atmosfera di una panetteria di quartiere ispirata al modernismo scandinavo.