STORE
La DoubleJ New York

Lo studio B-Arch firma il nuovo flagship store La DoubleJ a New York

B-arch, lo studio di architettura e interior design fondato a Firenze da Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro, firma The Lighthouse, il primo flagship store statunitense di La DoubleJ, che occupa i primi tre piani di una palazzina vittoriana nella Upper East Side di New York. In precedenza lo spazio era caratterizzato da ambienti molto definiti, con un’estetica classic modern e materiali come ottone, marmo e un pavimento a scacchi bianco e nero. Un luogo dotato di una forte identità, ma distante dall’universo estetico e concettuale del brand.

Le possibilità di intervento strutturale erano molto limitate perché non era possibile trasformare radicalmente l’architettura esistente. La sfida consisteva quindi nell’inserire una nuova identità senza stravolgere lo spazio, ma allo stesso tempo senza scendere a compromessi rispetto alla visione del marchio.

La DoubleJ fonda la propria immagine sul tema della spiritualità – meditazione, crescita personale, elevazione e luce e vibrazione – e la committenza aveva sottolineato la necessità di u progetto forte, immediato, capace di tradurre l’identità del marchio in un’esperienza spaziale.

L’analisi del luogo ha fatto emergere la rigidità dello spazio esistente, percepito come quadrato: misurabile, geometrico, familiare, quasi conformista. Da questa osservazione nasce la decisione di contrapporre una nuova idea di spazio rotondo, che traducesse fisicamente i valori del brand. L’idea guida era quella di inserire un’architettura dentro l’architettura, sovrapponendo stanze circolari agli ambienti vittoriani rettilinei.

Ogni ambiente accoglie una nuova stanza circolare o semicircolare. Questo gesto, apparentemente radicale, si basa su due principi progettuali. Il primo è l’apertura del cerchio verso l’architettura originale, così da generare nuove prospettive e un dialogo dinamico tra vecchio e nuovo. Il secondo è il collegamento delle diverse stanze attraverso portali in ottone, concepiti come soglie simboliche di passaggio e crescita. Ne nasce un percorso narrativo composto da capitoli spaziali, un’esperienza fluida ma sempre leggibile.

Il percorso si sviluppa su due piani e può essere intrapreso in entrambi i sensi, con la possibilità di ritornare al punto di partenza secondo una logica circolare perfettamente coerente con l’identità del brand. Il terzo piano ospita due funzioni chiave. La prima è la VIP Room, uno spazio riservato dedicato a relazioni personalizzate con clienti speciali. La seconda è il Temple, ambiente destinato alle attività di meditazione ed elevazione, parte integrante dell’universo di J.J. Martin.

Negli ambienti in cui l’inserimento di stanze circolari reali avrebbe generato spazi troppo stretti, è stata progettata una meta-architettura. Un elemento semicilindrico con una delle pareti rivestita a specchio produce l’illusione di uno spazio circolare ampio il doppio della sua dimensione reale. Questa strategia permette di ampliare visivamente gli ambienti e di mantenere la coerenza del linguaggio progettuale.

Anche lo spazio dedicato alla home collection adotta questo principio, trasformandosi in una wunderkammer allungata e immersiva, illuminata da un lucernario decorato. A completare l’architettura intervengono i tappeti, tutti di forma circolare o semicircolare, accuratamente integrati dentro le nuove geometrie. La grafica e la decorazione sono firmate dal brand e assumono il ruolo di definire la forma a terra, rafforzando la volumetria e il carattere degli spazi.

L’architettura esistente è stata trattata come un fondale uniforme. Pareti e soffitti sono stati dipinti in un bianco caldo scuro, mentre il pavimento è stato rivestito con una moquette dello stesso tono, creando uno sfondo neutro e continuo.

La nuova architettura interna invece utilizza due materiali preziosi: la madreperla e l’ottone. La madreperla riveste le superfici curve, generando riflessi e vibrazioni luminose che trasformano le pareti in superfici vive e iridescenti. L’ottone rifinisce i bordi delle strutture circolari e definisce i portali, veri elementi di passaggio e connessione, sottolineando la centralità del tema della soglia nel linguaggio del brand.