Accanto ai Giardini Majorelle di Marrakech, rifugio romantico di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, il boutique hotel Maison Brummell è un gioiello architettonico
La fonte d’ispirazione era l’architettura locale, ma nel concepire Maison Brummell, boutique hotel vicino ai famosi Giardini Majorelle di Marrakech, lo studio neozelandese Bergendy Cooke – in collaborazione con il team marocchino di Amine Abouraoui – ha puntato su un approccio creativo e giocoso: “Abbiamo mantenuto un evidente riferimento alla ricca storia del sito, ma abbracciando al tempo stesso uno sguardo contemporaneo”.
Ci sono voluti tre anni di lavori per arrivare al risultato finale, e l’obiettivo di armonizzare tradizione e modernità è stato conseguito: rivestito con una miscela di terra e calce viva, in una nuance di rosa antico tipica di molti edifici marocchini, l’albergo colpisce dall’esterno per la forma scultorea che combina elementi architettonici arabi riconoscibili con un riferimento alle antiche mura bastionate della medina di Marrakech e reinterpretati. “Tra questi gli archi, che però non volevamo semplicemente replicare”, spiegano dallo studio. “Così li abbiamo invertiti, capovolti, reinventati, per ottenere aperture, balconi, rientranze”.
Se fuori l’immobile è protetto da una parete intagliata con un motivo di linee verticali, laddove le palme, l’abbondante vegetazione e la piscina contribuiscono a un’atmosfera da oasi urbana, all’interno le forme arcuate tornano in più varianti, definendo con la loro morbida e sinuosa presenza passaggi e finestre, e dando vita a un affascinante gioco di pieni e vuoti, luci e ombre, volumi e prospettive.
L’idea è quella di un rifugio per il relax e la contemplazione, con elementi in ottone a sottolineare la transizione tra un’area e l’altra, otto camere da letto distribuite su tre livelli, al pianterreno una classica cucina marocchina su misura e una sala con camino e divani modulari, e sotto un hammam con bagno turco elegantemente minimale.
Il binomio tra metodi di costruzione tradizionali e maestria artigianale locale è stato essenziale per la riuscita del progetto, che vede pavimenti in terrazzo realizzati in loco unirsi al Tadelakt, rivestimento murale caratteristico del Marocco. Completano il tutto mobili in legno e ottone e classici del design quali le sedie di Egon Eiermann e la lampada di carta di Ingo Maurer.