In India, The Architecture Story recupera un edificio di settant’anni trasformandolo nell’atelier del fashion designer Naushad Ali. Superando il modello convenzionale del negozio di moda
Nel quartiere francese di Pondicherry, in India, un edificio a struttura portante di settant’anni trova una nuova identità come flagship atelier del fashion designer Naushad Ali. Il progetto, curato da The Architecture Story in dialogo con lo stilista, occupa circa 1.500 metri quadrati e nasce dal desiderio di superare il modello convenzionale del negozio di moda. Non una semplice vetrina per gli abiti, ma un ambiente quieto, tattile e profondamente legato alla cultura del fare.
La struttura esistente, caratterizzata da pareti spesse, aperture predefinite e una successione di ambienti più piccoli, non consentiva di ricavare liberamente un grande spazio commerciale. Invece di considerare questi vincoli un ostacolo, gli architetti li hanno assunti come principio organizzativo. Porte ed elementi lignei originali sono stati quindi conservati e restaurati dove possibile, mantenendo il carattere morbido dell’architettura senza trasformare l’atelier in una ricostruzione nostalgica.
Il percorso comincia oltre una grande porta a bilico con telaio in legno, che conduce a un piccolo vestibolo. Qui un giardino progettato da Jyoti Naoki Eri introduce una pausa tra la strada e l’interno. Una mensola su misura in teak espone alcuni oggetti raccolti da Naushad Ali durante i suoi viaggi. Al centro, un vaso a forma di luna dell’artista ceramista Indrani Singh Cassime assume il ruolo di elemento scultoreo.
Dal vestibolo si accede alla sala principale, un ambiente aperto e misurato dove la luce naturale scorre su una palette composta da pietra, legno, tessuti e ceramica. Il pavimento in pietra naturale mantiene una presenza sobria e materica, mentre gli elementi lignei restaurati e i sistemi sospesi per gli abiti definiscono l’area espositiva. Un letto occupa il centro della stanza, affiancato da lampade a sospensione in ceramica e fotografie incorniciate che introducono discreti accenti cromatici.
In un angolo, un giradischi con la relativa collezione di vinili e due poltrone costruisce una piccola zona d’ascolto, invitando i visitatori a fermarsi. La presenza di oggetti personali e arredi non strettamente necessari all’esposizione modifica così la consueta dinamica del retail: la collezione non appare tutta insieme, ma si scopre lentamente, stanza dopo stanza. Gli ambienti più piccoli che si sviluppano oltre la sala principale accolgono l’abbigliamento maschile e i pezzi dell’atelier, con espositori su misura, mobili in legno e fotografie tratte dall’archivio dei servizi di moda di Naushad Ali.
L’atelier mette in relazione tecniche vernacolari e un linguaggio visivo più internazionale, reinterpretando materiali e lavorazioni locali attraverso forme più pulite e un’estetica misurata. A questa ricerca contribuisce il lavoro di artigiani e collaboratori di Pondicherry e Auroville, coinvolti nella realizzazione degli elementi in ceramica, delle opere in pietra, del paesaggio e di altri dettagli su misura.
Per Naushad Ali, l’atelier rappresenta una prosecuzione diretta della sensibilità espressa dagli abiti: “Il negozio è anche un’estensione del modo in cui progettiamo i vestiti. Minimalista, discreto, funzionale, ma emozionale attraverso i dettagli e la matericità”.