RISTORANTI
Ristorante Chitón

Nel centro di Madrid, Chitón è un progetto di De la Villa Studio che trasforma il silenzio
in linguaggio architettonico. Tra luce e penombra, calore materico e rigore formale, il locale rivela un’idea di spazio che invita all’ascolto e alla scoperta

C’è un’architettura che non ha bisogno di affermarsi per esistere e che sceglie il silenzio come materia progettuale. Chitón, l’ultimo progetto di De la Villa Studio, ne è la prova. Situato nel centro di Madrid, il locale si sviluppa su due livelli – un piano terra destinato alla ristorazione e un piano interrato concepito come club – e si fonda su una riflessione silenziosa, ma profonda, sul senso dello spazio e della misura.

Fondato da tre architetti che dopo esperienze individuali hanno scelto di unire sensibilità e metodo, De la Villa Studio si distingue per un approccio che combina intuizione, delicatezza e precisione. La loro poetica nasce dalla convinzione che i materiali parlino, che l’architettura possa sussurrare, che l’emozione si costruisca nelle sfumature.

L’essenza di Chitón – termine che in spagnolo allude al silenzio, ma anche al segreto condiviso – affonda le sue radici nella natura stessa dell’immobile. Al piano terra, un volume rettangolare definisce un ambiente sobrio e misurato: superfici chiare, proporzioni ordinate, un ritmo controllato. È uno spazio che accoglie e prepara.

In fondo alla sala, un bancone in marmo Rosso Levanto si impone come fulcro visivo: un oggetto scultoreo che gioca con la prospettiva e il colore. Ogni dettaglio – dal disegno dei mobili realizzati su misura all’illuminazione calibrata – contribuisce a creare una sensazione di quiete intenzionale, quasi sacrale.

Particolarmente significativa è la stanza dei lavabi, concepita come esperienza contemplativa. Una riproduzione dell’incisione Chitón di Goya sostituisce il classico specchio, in un gesto che trasforma la funzione in racconto: un invito a riflettere sul silenzio, sia fisico che interiore.

Chitón costruisce un dialogo tra opposti: luce e oscurità, calma e vibrazione, ordine e intensità.

Un portale in pietra Amarula segna la soglia verso il livello inferiore, dove il tono dell’esperienza cambia radicalmente. Il club sotterraneo è un luogo di densità cromatica e materica: pareti in toni borgogna, moquette, velluti e superfici opache costruiscono un ambiente avvolgente e intimo.

Qui, il patio interno – nucleo strutturale ed emotivo del progetto – diventa centro di gravità. Attorno al quale si organizzano sale fluide, connesse visivamente e percettivamente, che suggeriscono movimento e scoperta.

Il bar e la consolle del dj condividono lo stesso linguaggio di sobrietà materica e forza silenziosa: sono presenze che orchestrano lo spazio senza dominarlo. Anche i bagni, trasformati in “stanza sociale”, annullano la separazione tra pubblico e privato, suggerendo una continuità narrativa e sensoriale.

Chitón costruisce un dialogo tra opposti: luce e oscurità, calma e vibrazione, ordine e intensità. È un progetto che si muove nella soglia, dove la materia si fa linguaggio e il linguaggio si fa atmosfera.

In questa doppia natura – ristorante di giorno, club di notte – si rivela la visione di De la Villa Studio: un’architettura capace di emozionare, che si affida al tempo e all’esperienza sensoriale per raccontarsi.

La forza di Chitón risiede nella sua intensità misurata. È un luogo costruito non per stupire, ma per durare nei ricordi; non per imporsi, ma per essere scoperto. In un’epoca che confonde l’espressività con l’eccesso, De la Villa propone una lezione di estetica del non detto, l’arte di far parlare il silenzio.