La nuova sede dello studio Di Frenna Arquitectos si muove sul confine tra linguaggio progettuale e rappresentazione. Corti interne e un preciso repertorio materico organizzano luce, spazio e relazioni
A Colima, in Messico, Di Frenna Arquitectos realizza la sua nuova sede: un edificio di circa 300 metri quadrati concepito come spazio office e laboratorio. Il progetto riunisce in un unico organismo architettonico le diverse attività – progettazione, modellazione, collaborative working – evitando una distribuzione ad ambienti chiusi e privilegiando una configurazione continua.
L’edificio, una composizione di volumi giustapposti, si presenta compatto verso l’esterno. Il suo nucleo è invece inciso da una serie di corti che portano luce e ventilazione naturale. Queste articolano l’impianto distributivo, introducendo scarti e variazioni che definiscono i diversi ambiti operativi. Più che stanze autonome, lo spazio si organizza come una sequenza di ambienti connessi.
L’edificio è costruito utilizzando un repertorio materico ben definito, composto da calcestruzzo, acciaio, pietra e legno brunito. A ognuno è affidato uno specifico ruolo nel linguaggio dell’intervento. Il calcestruzzo è presente in struttura e cortine murarie; l’acciaio, verniciato in verde per integrarsi con la vegetazione delle corti, è impiegato negli elementi più leggeri e nei dettagli; la pietra ancora simbolicamente l’edificio al suolo; il legno introduce una componente materica più calda. I materiali restano esposti, privi di rivestimenti, una scelta che esalta la loro incisività nella definizione dello spazio.
La costruzione mantiene ben leggibili i dettagli esecutivi, evidenziando in questo modo il processo realizzativo. In questo senso, l’edificio funziona anche come riferimento alla poetica dello studio: uno spazio che riflette un metodo progettuale e operativo, più che rappresentarlo in forma astratta.
Gli interni si sviluppano in continuità, con poche separazioni rigide. Le diverse aree sono identificate attraverso variazioni di luce, proporzioni e affacci sulle corti. La luce naturale, filtrata dagli spazi aperti, contribuisce a definire le condizioni ambientali e percettive.
Il coinvolgimento di maestranze locali è parte del processo costruttivo e si riflette nella qualità delle superfici e dei dettagli. L’intervento mantiene così un equilibrio tra controllo progettuale e realizzazione, senza enfatizzare il risultato formale.