A Kyiv, Dubrovska Studio trasforma un interno in un centro yoga attraverso cortine mobili. Ridefinendo distribuzione, luce e uso per costruire una sequenza spaziale fluida e modulabile
E’ una sequenza di tende traslucide, che sostituisce le tradizionali pareti e riorganizza lo spazio, il tratto distintivo di Stan, un centro yoga sviluppato da Dubrovska Studio a Kyiv. Il progetto si costruisce a partire da questo dispositivo, che agisce insieme sulla distribuzione, sulla luce e sulla percezione, modificando la pianta ortogonale esistente in rapporto al suo utilizzo.
L’intervento, che occupa una superficie di circa 120 metri quadrati all’interno di un edificio preesistente, non opera sulla struttura portante né ridefinisce volumetricamente l’interno. Dubrovska sceglie invece di lavorare per sostituzione, eliminando le partizioni in muratura e sostituendole con un sistema continuo di cortine leggere che ridefinisce accessi, percorsi e gerarchie d’uso. Il nome stesso Stan – stato o postura in lingua ucraina – trova riscontro in questa impostazione, che mette al centro la relazione tra corpo e spazio.
Le tende sono l’elemento che struttura l’intero progetto. Disposte su binari curvi, accompagnano il movimento dall’ingresso alla sala principale, costruendo un corridoio non lineare. Le funzioni di servizio – spogliatoi, lavabi, storage – sono arretrate dietro questo filtro, e restano leggibili solo per variazioni di profondità e trasparenza.
La partizione non è più un limite netto, ma diventa una soglia regolabile. Lungo il percorso, la distanza tra le tende varia, si restringe o si dilata, producendo sequenze più raccolte o più aperte. La pianta originaria resta riconoscibile, ma viene percorsa secondo una logica diversa, più prossima a una continuità guidata che a una distribuzione per stanze.
La sala principale, destinata alle sedute di yoga, è uno spazio rettangolare mantenuto il più possibile libero. Le pareti sono trattate in modo uniforme, con superfici chiare e specchi che ampliano la percezione senza introdurre elementi decorativi. L’illuminazione è diffusa e regolabile, pensata per adattarsi alle diverse attività.
Gli arredi sono ridotti e in gran parte integrati: panche, contenitori e banco reception sono disegnati come volumi semplici, senza dettagli superflui. Il banco in cemento, dalla superficie irregolare, si colloca all’ingresso come unico elemento più marcato, ma resta coerente con l’impianto complessivo. Anche gli spazi di servizio seguono la stessa logica: superfici uniformi, dettagli essenziali, assenza di elementi autonomi.
La selezione dei materiali è limitata e precisa. Il pavimento in microcemento definisce una base continua che attraversa tutto il progetto. Il soffitto in calcestruzzo è lasciato a vista, senza controsoffitti o finiture aggiuntive. A questi elementi si affiancano le tende in tessuto leggero, che introducono una componente filtrante e modificabile.
Il progetto è realizzato in condizioni fortemente limitate, con accesso ridotto a materiali e forniture. Questo porta a privilegiare soluzioni essenziali: materiali locali, lavorazioni semplici, elementi realizzati su misura senza ricorso a sistemi complessi.