A Milano, Solum Studio reinterpreta l’estetica dello street food attraverso cemento e acciaio inox. Costruendo un interno compatto e rigoroso
Il progetto per lo Street Smash Burger di Solum Studio trasforma un piccolo spazio commerciale milanese dedicato allo street food in un dispositivo spaziale costruito attorno a visione, processo e materia. L’aspetto più interessante di questo intervento non è la costruzione di un’immagine “industriale” – un lessico tipico di certo food retail – ma il modo in cui l’intero spazio si organizza come dispositivo visivo e funzionale.
La prima operazione, l’arretramento della facciata vetrata rispetto al fronte strada, chiarisce subito questa intenzione. Senza cercare il gesto scenografico ma nemmeno limitandosi alla creazione di una semplice soglia, questa scelta genera un asse visivo diretto verso il bancone e la cucina. Il progetto trasforma così pochi metri quadrati in una sequenza quasi prospettica, dove ingresso, attesa, preparazione e consumo vengono letti simultaneamente.
L’approccio è tanto più interessante in quanto molti interni contemporanei dedicati allo street food lavorano sull’iperstimolazione visiva attraverso insegne, grafica, illuminazione aggressiva. Solum procede invece nella direzione opposta, riducendo drasticamente il numero di elementi fino a lasciare quasi soltanto la materia. L’architettura, di fatto, assorbe anche il branding.
Il risultato è, nella stessa definizione dei progettisti, una forma di “neutralità intensificata”, ottenuta attraverso materiali che non sono mai trattati come rivestimento decorativo ma come struttura percettiva dello spazio. Il cemento di pavimenti e blocchi – utilizzati per bancone e supporti dei tavoli – costruisce massa, inerzia e continuità; l’acciaio inox introduce invece instabilità visiva, riflessione, movimento.
Molto efficace, in questo senso, è la scelta di far emergere tavoli, panche e bancone direttamente dal pavimento. Questo evita uno dei problemi tipici dei piccoli locali food, la sovrapposizione di oggetti autonomi dentro involucri già molto saturi. Qui invece tutto sembra appartenere allo stesso processo costruttivo, come se il locale fosse scavato più che arredato.
Anche la gestione dell’impiantistica è significativa. Nel progetto di Solum le componenti tecniche non diventano immagine industriale, ma rimangono elementi funzionali integrati in una regia spaziale molto controllata. A completarla sono le lastre in policarbonato traslucido installate a soffitto, che filtrano e diffondono gli elementi tecnici invece di teatralizzarli.
La cucina a vista è il punto in cui il progetto raggiunge la maggiore precisione. I clienti assistono continuamente alla produzione del cibo, ma senza la retorica spettacolare tipica dell’open kitchen. Più che storytelling, il progetto propone una rappresentazione quasi chirurgica dell’efficienza, fatta di superfici riflettenti e luci neutre.