La fotografa Dani Brubaker e l’interior designer Patricia Larsen trasformano una hacienda nel New Mexico in una casa vacanze. Fedele alla sua storia, con tocchi vintage e pezzi di design
Dani Brubaker è una forza creativa: prima pittrice, poi fotografa di lifestyle, ristruttura edifici nel tempo libero. Per anni, Dani ha vissuto a Los Angeles, dove lo spazio industriale che ha convertito nel suo studio è diventato una popolare location per matrimoni. Poi, però, con l’arrivo della pandemia, ha deciso di lasciarsi alle spalle l’atmosfera stressante della California. Ha venduto tutto e si è messa in viaggio. Dopo un anno e mezzo di affitti a breve termine, mette piede a Santa Fe, nel New Mexico. Qui, su consiglio di un agente immobiliare, visita il villaggio di Galisteo, innamorandosi a prima vista di una vecchia hacienda.
“È un posto circondato dalla creatività e la luce è incredibile”, racconta Dani. “Sembra di essere in Messico ma negli Stati Uniti. Ha uno spirito meraviglioso”. L’hacienda risale al 1750 circa e si dice che sia la prima casa costruita nella zona. Originariamente apparteneva a una delle famiglie fondatrici, poi è caduta in disuso per un periodo. La donna da cui Dani l’ha acquistata viveva lì da 63 anni, ma metà della casa era stata chiusa dopo la morte del marito. “Poiché passo molto tempo ad Austin con mia figlia e i miei nipoti, ho deciso di affittarla. Penso che sia una casa che ha bisogno di persone e di energia. Non voglio che resti vuota. Voglio che le persone se la godano”.
Dani ha capito subito come voleva riconfigurarla per riportarla al suo layout originale e renderla più fluida. Per farlo, si è rivolta a una professionista con il suo stesso gusto per le imperfezioni e l’amore per un’estetica dal carattere vissuto, quasi corroso dalla patina del tempo, l’artista e l’interior designer Patricia Larsen.
L’hacienda, con una forma a L, è composta da due abitazioni collegate da uno zaguan, il vestibolo tipico delle case storiche del Messico e del sud-ovest degli Stati Uniti. “Quello che ora è il soggiorno era il vecchio fienile”, spiega Dani. Dentro, lei e Patricia hanno sostituito il pavimento originale in terra battuta con la pietra, mentre pareti e soffitti sono stati rivestiti da una palette dai toni neutri e candidi. La decisione di imbiancare le vigas, le travi in legno scuro, è stata controversa: “È un peccato capitale da queste parti”, dice Dani, “ma volevamo creare un’atmosfera coerente ovunque”.
Dani ha trasferito la cucina con ripiani aperti in stile messicano e il bancone in quarzo in quella che era la camera da letto padronale: “Cucino molto e volevo guardare i pioppi e il ruscello fuori dalla finestra”. Le doppie porte a pannelli conducono a una zona dispensa/lavanderia. In quella che Dani e Patricia chiamano biblioteca, un pianoforte appartenente al passato dell’hacienda è sopravvissuto ai lavori di restauro, donando un tocco nostalgico all’ambiente. Accanto allo strumento, la poltrona Wassily disegnata da Marcel Breuer per Knoll proviene da una vendita di case locale, mentre dal soffitto pendono le lanterne in carta di riso di Noguchi Akari.
La casa ha tre camere da letto, due per gli ospiti – con un angolo cottura a separarle – e una padronale. Nel suo bagno, Dani ha utilizzato la vasca della sua precedente casa abbinata a sanitari firmati John Pawson. “Amo la storia e sapere che delle persone hanno davvero vissuto in questa casa”, conclude Dani. “Che intere generazioni hanno camminato su questi pavimenti”.