HOTEL
Villa Colucci

In Valle d’Itria, una storica villa nobiliare è stata trasformata in struttura ricettiva
da una cordata danese. Dove antico e moderno si fondono con suggestioni africane,
arte contemporanea e design di ricerca

La facciata neoclassica color mattone di Villa Colucci è oggi il biglietto da visita di una struttura ricettiva esclusiva, nel cuore della Valle d’Itria. Circondata da 20.000 metri quadrati di bosco e a soli tre chilometri dal mare, l’antica residenza nobiliare – ora boutique hotel di charme, fiore all’occhiello della cittadina di Fasano – accoglie gli ospiti con un Salve scritto a lettere cubitali. Non si tratta di una trovata commerciale, ma di un originale saluto voluto nell’Ottocento dal Conte Colucci, che oggi come ieri strappa un sorriso a chi si appresta a varcare la porta della dimora.

Dopo anni di abbandono, nel 2021 Villa Colucci è stata acquistata da investitori danesi: i coniugi Rolf e Mette Hay, fondatori del brand di design Hay, e gli amici Martin Werner, regista pluripremiato e Barbara “Bibi” Husted Werner, già proprietaria di un albergo. La cordata ha scelto di dare un’impronta unica all’edificio, riempiendolo di colori, opere d’arte e definendone il carattere massimalista ed eclettico senza timore. Distanti anni luce dall’essenzialità nordica, gli interni profumano di Mediterraneo e Africa, con dettagli antichi e design contemporaneo che si compenetrano in maniera naturale, quasi istintiva.

La direzione creativa è stata affidata al team di Hay, produttore di mobili danese fondato nel 2002, mentre i lavori sono stati guidati dall’architetto on-site Francesco Mastrorosa. Le antiche piastrelle colorate, le porte e le persiane sono state recuperate grazie all’intervento di maestranze locali. I soffitti alti hanno permesso, in alcuni casi, di realizzare ribassamenti utili a nascondere gli impianti e la ventilazione. In questo modo non sono stati toccati muri e tramezzi e, soprattutto, non è stato necessario sostituire i pavimenti.

Il cuore della struttura si trova al primo piano, con saloni e corridoi trasformati in zone living comuni e spazi per il relax. In queste aree è evidente la ricerca e l’attenzione dedicata alla selezione dei pezzi d’arredo, che comprendono oggetti di collaboratori di lunga data di Hay come Ronan & Erwan Bouroullec, Muller Van Severen e Bruno Rey, insieme a tesori antichi provenienti da mercatini delle pulci e aste. Molti di questi reperti, che vanno dalle sedie di Gio Ponti e dai divani di Vico Magistretti agli oggetti religiosi e agli armadi Anni 50 sono stati raccolti nel tempo dai proprietari, che hanno infine trovato a Villa Colucci la loro definitiva e ideale collocazione.

L’arte è protagonista degli interni. Le pareti sono adornate da opere di artisti come Magnus Fisker, Emma Kohlmann, Andi Fischer e Peter Doig, mentre i corridoi e i pianerottoli sono decorati con tarocchi ricamati di Berenike Corcuera e bandiere tradizionali Asafo. Vi si trovano anche collezioni di ceramiche di Stephen Bird e opere d’arte di Sabine Marcelis, insieme a sculture di Bjørn Wiinblad e Jean René Gauguin, da scoprire girovagando per gli ambienti.

La cucina è il cuore di Villa Colucci. Si tratta di una grande stanza “come una volta“, al tempo stesso rustica e professionale, con ceramiche pugliesi, porzioni in calce e materiali moderni come acciaio e cemento dosati alla perfezione. Qui vengono servite le colazioni e i pasti, lasciando gli spazi aperti e accessibili, come avverrebbe in una casa vera e propria.

Le stanze sono dieci, tutte diverse. Non presentano bagni en-suite, ma i servizi sono collocati sullo stesso piano e condivisi da più alloggi. Oltre alle camere nel corpo principale, gli ospiti possono chiedere di soggiornare anche in un trullo annesso alla proprietà, per una maggiore privacy. In ogni stanza, inoltre, sono esposti manufatti unici e preziosi, arazzi tessuti a mano di Lulu Kaalund, tele ricamate di Loji Höskuldsson e opere tessili di Karl Monies.