Concepito come un santuario di quiete, il bagno rituale semi-ipogeo firmato dallo studio moldavo LH47 Arch si mimetizza nei meandri del terreno. Diventando un’estensione viva e pulsante dell’ambiente che lo circonda
Incastonato con discrezione sotto una collinetta erbosa a Durlești, a pochi chilometri da Chișinău, il Woloshyn Bathhouse, a cura dello studio moldavo LH47 Arch, si presenta come un santuario sotterraneo, scultoreo e ovattato, dove natura, architettura e spiritualità si intrecciano in un dialogo profondo e poetico. Più che un edificio, è un gesto architettonico che custodisce il paesaggio, rispettandone la morfologia, prolungandone le forme e amplificandone la quiete. Un rifugio contemporaneo dedicato alla purificazione del corpo e dello spirito.
Sviluppata su una superficie di quasi 200 metri quadrati, la bathhouse si mimetizza nel terreno, mantenendo intatta la topografia originaria e sfruttando al tempo stesso le qualità passive dell’architettura ipogea. Il tetto verde, coperto da uno strato di 30 centimetri di terra, contribuisce alla stabilità termica dell’edificio, riduce l’impatto ambientale e promuove la biodiversità. L’orientamento della struttura e l’attenta modellazione termica e idrologica garantiscono un comfort ambientale costante durante tutto l’anno, supportato da un sistema geotermico con pompe di calore e materiali costruttivi ad alta efficienza energetica.
All’interno, ogni dettaglio architettonico è pensato per immergere l’ospite in un’esperienza sensoriale totalizzante. Il cuore del progetto è un’area sociale ampia e luminosa, modellata attorno a zone salotto e tavoli conviviali, rivolta su una facciata completamente vetrata che annulla la soglia tra interno ed esterno. Dall’altro lato, una parete vegetale continua, irrigata automaticamente, rafforza l’impressione di trovarsi in una serra segreta.
Le scelte materiche e compositive evocano una bellezza arcaica, ma filtrata da una sensibilità contemporanea. Pavimenti in legno massello, pareti in intonaco materico, arredi scolpiti a mano e colonne ricavate da tronchi d’albero rimandano alla tradizione artigianale moldava. Al tempo stesso, elementi moderni come le sedute ispirate al design mid-century e le soluzioni impiantistiche invisibili danno forma a un linguaggio architettonico essenziale.
Una cascata interna che si riversa su una vasca di ciottoli, una cantina visibile da un’apertura circolare nel pavimento, una terrazza in legno con piscina naturale circondata da canne e massi: ogni spazio è pensato per generare un senso di meraviglia. Come il cortile centrale, cuore raccolto del complesso, nato dalla germinazione libera di semi sparsi nel terreno.
Il percorso di benessere prosegue nelle sale per trattamenti, ognuna con una propria identità: dalla stanza idroterapica dai toni neutri, alla sala massaggi in stile zen, fino alla sauna avvolta da scandole lignee che richiamano le scaglie di un drago. Questo motivo ritorna anche nei rivestimenti, contribuendo all’atmosfera surreale e quasi fiabesca che pervade tutto il progetto.
Nato come progetto residenziale privato, l’edificio si è progressivamente trasformato in uno spazio aperto al pubblico, mantenendo intatta la sua vocazione intima e meditativa. Persino lo spogliatoio diventa uno spazio narrativo, animato da un murale ispirato al film La città incantata di Studio Ghibli, esplicito omaggio al legame tra architettura e immaginazione. È in questa fusione tra realtà tangibile e dimensione onirica che il Woloshyn Bathhouse trova la sua unicità: un luogo che propone un’esperienza di sospensione, dove la materia si fa racconto.