DESIGN WEEK
Interni milanesi

L’apertura inedita di appartamenti reali, case allestite e spazi privati ha segnato una delle tendenze più colte, eleganti e sofisticate della Design Week 2026

Una delle tendenze più evidenti di questa Design Week è stata l’apertura e l’allestimento di case, ville e appartamenti reali che hanno offerto al pubblico l’accesso a spazi privati, eruditi e sofisticati. Ambienti in cui oggetti e arredi non si limitano a essere esposti, ma vengono vissuti, inseriti in una dimensione domestica capace di amplificarne la risonanza emotiva. Cinque, in particolare, i progetti che hanno interpretato con maggiore precisione questa direzione.

Casa Mascagni – Yves Salomon Éditions × Michael Bargo

A Casa Mascagni, residenza milanese degli Anni 60, Yves Salomon Éditions e il designer americano Michael Bargo hanno presentato Kentucky, Paris: An American Private Room, un progetto che ha messo in dialogo la tradizione manifatturiera degli atelier parigini con l’immaginario domestico del Sud degli Stati Uniti. Punto di partenza, il quilt americano – inteso come linguaggio collettivo e simbolo di un fare condiviso – reinterpretato attraverso pellicce lavorate da Yves Salomon in nove pezzi unici, capaci di rielaborare pattern tradizionali in visone, volpe, marmotta e rex rabbit.

Lo stesso vocabolario materico si è esteso a tre sedute iconiche del design americano – una sedia di Frank Lloyd Wright, la poltrona in rattan di Paul Frankl e la Tulip di Eero Saarinen – ciascuna riletta attraverso una diversa lavorazione. L’installazione ha preso forma come un appartamento immaginario, la casa che Bargo avrebbe abitato se fosse nato erede della maison Yves Salomon e si fosse trasferito a Milano: parte fantasia, parte autobiografia interiore. Un allestimento in cui gli oggetti non si limitavano a essere esposti, ma venivano vissuti, inseriti in una dimensione domestica capace di restituire loro una precisa risonanza emotiva.

Interni Venosta – Interno Italiano

In via Bigli 21, all’interno di Palazzo Olivazzi, Interni Venosta ha portato Interno Italiano, la sua nuova collezione di oggetti e complementi, in uno spazio del tutto inedito: un appartamento privato milanese progettato da Osvaldo Borsani tra il 1947 e il 1948, mai aperto al pubblico fino a oggi. Lo spazio, rimasto intatto nella sua identità originaria – con salotto e sala da pranzo separati da una parete-scultura, il camino con bassorilievo come fulcro compositivo, gli arredi in pelle e legno pregiato firmati dallo stesso Borsani – è diventato il teatro di un dialogo sottile tra architettura del dopoguerra e design contemporaneo.

Vasi in ottone brunito e acciaio lucido hanno costruito contrasti di luce e riflessi; sedute nei toni dello champagne e del cuoio hanno risposto alla pelle originale degli arredi storici; piccoli complementi hanno sottolineato dettagli architettonici come cornici, stipiti e nicchie. Il risultato è stato una sorta di casa-museo in cui gli oggetti contemporanei non si sono sovrapposti allo spazio, ma ne hanno amplificato la voce, attivando una conversazione continua tra passato e presente.

Carl Hansen & Søn – Balanced Principles

In un appartamento nel cuore di Brera, Carl Hansen & Søn ha allestito Balanced Principles – Visions of Wegner, parte di una presenza ampliata che ha incluso anche il flagship store del marchio in via Mercato. Lo spazio domestico ha ospitato un universo curato di classici e novità firmati Hans J. Wegner, con l’obiettivo di restituire il design danese all’interno di un contesto autentico, lontano dalle logiche dello showroom. L’appartamento è diventato così il dispositivo narrativo più efficace per raccontare l’attualità senza tempo di Wegner, offrendo al tempo stesso uno sguardo più intimo sulla sua visione progettuale.

Casa Ornella e Casa di Partenope

La stessa tendenza ha attraversato anche altri due progetti: Casa Ornella, dove la designer Maria Vittoria Paggini ha trasformato un appartamento reale in uno spazio continuo e relazionale, e Casa di Partenope, l’installazione firmata da Dsigninc all’interno della Cardi Gallery, che ha messo in scena la casa vissuta di una donna immaginaria – densa, stratificata, volutamente caotica – sospesa tra riferimenti milanesi e rimandi napoletani. Per entrambi i progetti, tutti i dettagli sono disponibili nei nostri articoli dedicati.