DESIGN
Artieri 1895

La granitica traslucenza dell’alabastro emerge – materica, evanescente, abbagliante – dalla collezione Axia di Angelo Mangiarotti che torna a nuova vita in una riedizione proposta da Artieri 1895. In dialogo con i progetti di Tipstudio e Matteo Bimbi

Parola greca che significa valore, Axia è il nome scelto da Angelo Mangiarotti per la collezione disegnata nel 1982 per la Cooperativa Artieri Alabastro di Volterra. Valore, appunto, un pregio che il celebre architetto riconobbe tanto nel materiale, l’alabastro, quanto nelle mani esperte degli artigiani. Oggi con una riedizione speciale di Artieri 1895, la linea di oggetti viene presentata in edizione limitata per la prima volta nella sua completezza, seguendo fedelmente i progetti conservati nell’archivio storico dell’azienda e realizzata con la stessa pietra con cui Mangiarotti l’aveva concepita: lo scaglione di Volterra, il più raro e cristallino tra gli alabastri, oggi custodito in quantità limitate nei magazzini come fosse il prezioso lascito di cave ormai silenziose.

Per celebrare il suo 130° anniversario, Artieri 1895 ha presentato a Edit Napoli la collezione Axia accanto ai nuovi progetti di Tipstudio e Matteo Bimbi, direttori artistici del brand. Un dialogo tra passato e presente che si rinnova nei laboratori e negli archivi aperti ai designer, in un percorso di confronto con gli alabastrai: un viaggio tra tecnica e memoria, dove lo stesso sguardo curioso e rispettoso di Mangiarotti rivive oggi in nuove forme.

In un dialogo tra linguaggi, riferimenti e sensibilità diverse, la materia diventa elemento generatore e unificante. Nei lavori storici della collezione Axia di Angelo Mangiarotti emerge una progettazione rigorosa delle strutture geometriche, calibrate in sequenze armoniche. Al centro, la capacità unica di esaltare la traslucenza dell’alabastro attraverso la straordinaria abilità manuale e tecnica degli artigiani. Il principio generatore risiede nella raffinata modulazione degli spessori, mutevoli e calibrati, in un gioco di sezioni che mette in luce tanto la materia quanto la maestria artigianale.

Con il progetto Stretch, Tipstudio, il duo fondato da Imma Matera e Tommaso Lucarini, raccoglie l’eredità di questo approccio e la declina sul tema degli spessori minimi e delle sezioni variabili. Come nelle opere di Mangiarotti, caratterizzate dal “tendersi e distendersi della forma”, l’alabastro è interpretato come materia elastica e morbida: la sua solidità svanisce, le sue curve si estendono, morbide, in un assottigliamento centrale tenuto a vista dalle sezioni laterali. La collezione nasce da un gesto di allungamento, di tensione fisica e materiale, un movimento che genera nuove forme in cui leggerezza e trasparenza dialogano, mentre lo spessore minimo conferisce spazialità e plasticità.

Con il sistema A130, Matteo Bimbi sceglie invece un approccio più architettonico, un richiamo alla filosofia costruttiva di Mangiarotti. L’alabastro viene esplorato come architettura in scala ridotta, dove rigore, semplicità e poesia del costruire diventano principi fondativi. In questa logica nasce un side table che reinterpreta, in chiave domestica, la ricerca sul nodo elementare trave-pilastro-copertura di Mangiarotti. La trasparenza e la luminosità dell’alabastro, oltre a qualità materiche, diventano strumenti progettuali capaci di alleggerire visivamente il volume, esaltare gli incastri e trasformare l’oggetto in un frammento di architettura contemporanea.