Se DWA Design Studio evocava senza citare, Margherita Rui riuniva intorno a una tavola e un gruppo designer spagnoli illuminava un palazzo storico. A Edit Napoli, le installazioni intraprendono un dialogo colto e calibrato con gli spazi di una città densa e stratificata
Quest’anno l’installazione più evocativa – e rappresentativa – di Edit Napoli si trovava al primo piano del complesso della Santissima, sede della manifestazione dedicata al design editoriale e d’autore.
A idearla DWA Design Studio, che presentava la nuova Lancia Gamma senza mai citarla direttamente. I richiami, sottili, dinamici, estremamente raffinati, erano trasmessi da segni grafici, materiali lucenti e movimenti scultorei che da meccanici si sono fatti sinuosi.
A enfatizzare questo gioco calibrato e sofisticato, l’affascinante soffitto stratificato dell’ex ospedale militare e tre tratti sulla finestra da cui si potevano scorgere scorci di Napoli e del Vesuvio.
Il progetto DWA x Lancia ha infatti tradotto alcuni dei caratteri distintivi della vettura in un linguaggio spaziale fatto di metallo, luce, figure geometriche e composizioni mutevoli. Elementi dell’auto sono stati reinterpretati come sculture sottili e oggetti funzionali, costruendo un ambiente sospeso tra dimensione domestica e immaginario onirico.
Un’esperienza che superava il concetto stesso di automobile, trasformandola in un universo di design, leggero e lucente, riflettendo pienamente lo spirito di Where Design Shapes, al centro dell’edizione 2026 di Edit Napoli.
Nell’ambito di Edit Cult, il programma diffuso di mostre, installazioni e progetti site specific che quest’anno si snodava verso il quartiere di Chiaia, spiccava Common Ground, installazione di Margherita Rui ospitata nella Chiesa di Santa Caterina da Siena di cui riprendeva i colori intensi.
Il progetto metteva in dialogo cinque eccellenze della manifattura italiana – NasonMoretti, Fornace Brioni, Fortuny, Imolarte, Amenta Incisioni – attorno al tema della tavola. Elementi differenti convergevano in una grammatica condivisa fatta di simboli, blocchi di colore e gesti ricorrenti.
Un itinerario che attraversava l’Italia, dalla laguna veneziana al territorio mantovano, dal distretto ceramico di Imola fino alla Sicilia, riunendo territori, saperi artigianali e sensibilità progettuali diverse attorno a uno spazio condiviso.
Light on Spain infine, riuniva sei designer spagnoli nella sontuosa cornice di Palazzo Cellamare, luogo profondamente legato alla storia della città e agli scambi culturali che nei secoli l’hanno plasmata.
Al centro dell’installazione – con allestimento work in progress, come la sala che li ospitava – una selezione di lampade firmate da Tomás Alía, Álvaro Catalán de Ocón, Curro Claret, Mayice Studio, Lucas Muñoz Muñoz e Jorge Penadés. Ogni opera portava un proprio linguaggio e un differente approccio alla luce, entrando in dialogo con le proporzioni e l’atmosfera dei monumentali interni affrescati.
Foto Eller Studio x Edit Napoli
Foto Dogtrot Studio
Foto Eller Studio x Edit Napoli