MOSTRE
Leandro Erlich a Venezia

Farfalle, coralli e architetture si trasformano in organismi ibridi nel progetto di Leandro Erlich nel Negozio Olivetti in Piazza San Marco. Una mostra che esplora la metamorfosi delle forme e il ruolo dell’arte come dispositivo capace di generare nuove visioni dello spazio

In occasione della della Biennale d’Arte di Venezia, il Negozio Olivetti in Piazza San Marco ospita Hybrids. Leandro Erlich, mostra curata Marcello Dantas e promossa da Associazione Arte Continua in collaborazione con il FAI e con il supporto di Galleria Continua. Aperta dal 9 maggio al 22 novembre 2026, l’esposizione riunisce circa venti sculture di Erlich, tra cui alcune inedite, all’interno dello storico spazio progettato da Carlo Scarpa.

Il progetto si inserisce nel programma “Arte all’Arte per le Città del Futuro”, ideato da Mario Cristiani, e sviluppa una riflessione sul ruolo dell’arte nel costruire nuovi legami tra architettura, paesaggio e spazio urbano. In questo contesto, le opere di Leandro Erlich danno forma a organismi ibridi e ambigui: farfalle con ali a forma di orecchie, coralli che ricordano strutture urbane, cavoli trasformati in architetture, tronchi che si concludono in piedi umani. Figure che appaiono impossibili ma allo stesso tempo familiari, e che suggeriscono come l’arte possa agire non come semplice ornamento, ma come forza generativa, in dialogo con i processi naturali ed evolutivi.

Il percorso espositivo si articola tra sculture che indagano la relazione tra natura e artificio. Opere come Papillon riflettono sulla comunicazione come fenomeno primario, mentre Caracol – The pace of evolution evoca la lentezza e la complessità dell’evoluzione. In Chou e White Coral, elementi vegetali e marini si trasformano in strutture architettoniche, mettendo in relazione crescita organica e costruzione urbana. Altre opere, come Quartz e Concrete Coral, lavorano sulla dimensione materiale e temporale, mentre Pies Tronco introduce una fusione diretta tra corpo umano e organismo vegetale.

La riflessione si estende anche alla dimensione tecnologica e percettiva: con Pixel Tree, l’albero si frammenta in unità digitali, mentre La Carte costruisce una geografia luminosa e instabile. Installazioni come The Cloud – Bell e Maison Fond mettono in crisi la stabilità delle forme, suggerendo architetture in trasformazione, sospese tra materia e immaginazione.

All’interno del Negozio Olivetti – luogo che già in origine univa impresa, cultura e progetto secondo la visione di Adriano Olivetti – la mostra attiva un dialogo diretto con lo spazio, riaffermandone la vocazione di ambiente ibrido, pensato per trasmettere idee. Le sculture di Erlich si inseriscono in questo contesto come dispositivi visivi che mettono in relazione natura, architettura e corpo, dando forma a un ecosistema in continua trasformazione, dove identità diverse si intrecciano e si ridefiniscono.