LIGHTS
Le luci di Langosteria

Da Milano a Porto Cervo e Londra, il progetto illuminotecnico di Luce5 per i nuovi spazi di Langosteria dimostra come valorizzare l’architettura senza rinunciare all’identità del brand

La progettazione degli spazi dedicati alla ristorazione richiede un bilanciamento costante tra coerenza d’immagine e adattamento al luogo. In questo percorso, la componente illuminotecnica interviene come elemento di mediazione: invece di replicare scenografie predefinite, definisce la percezione degli spazi e la resa dei materiali in base alle caratteristiche specifiche di ogni edificio.

È da questa visione che nasce l’intesa tra Luce5 e Langosteria, il gruppo fondato da Enrico Buonocore. Negli ultimi due anni l’azienda toscana ha firmato l’illuminotecnica, le soluzioni custom e la posa in opera dei tre nuovi indirizzi del brand, mettendo a punto un lavoro sartoriale su tre scenari completamente diversi.

A Milano, tra le mura di Palazzo Fendi in via Montenapoleone, la luce insegue il ritmo dinamico della città. Insieme a InOpera, realtà produttiva della stessa holding Hyletech5, Luce5 ha creato un gioco di riflessi e chiaroscuri che guida lo sguardo tra i diversi livelli del locale, dosando eleganza urbana e presenza scenica.

A Porto Cervo, la prospettiva si ribalta: qui il punto di partenza è il mare. Sulle terrazze affacciate sul Porto Vecchio, l’illuminazione artificiale fa un passo indietro per assecondare quella naturale, nascondendosi tra le canne del soffitto e accendendo con discrezione la scogliera al tramonto.

A Londra, infine, dentro la cornice imponente dell’ex Old War Office a Whitehall, la sfida diventa il rispetto della storia. Nella Historical Room la tecnologia rimane del tutto invisibile per non alterare i dettagli d’epoca, mentre nelle sale principali la luce si fa più calda e profonda, definendo il carattere tipico di Langosteria.

Milano, Porto Cervo e Londra raccontano così tre storie diverse legate dallo stesso filo conduttore. Per Luce5 la continuità di un marchio non si costruisce nella replica di un catalogo, ma nella capacità di far dialogare la luce con l’anima di ogni architettura.