Sottrazione formale e precisione progettuale guidano le nuove collezioni firmate da Piero Lissoni e Victor Vasilev per Antrax IT
C’è una linea sottile che attraversa le nuove proposte di termoarredi di Antrax IT: una ricerca sulla forma ridotta all’essenziale e che, proprio per questo, si misura con un controllo rigoroso del dettaglio e una precisione portata al limite. Il frutto di un lavoro profondo – oltre il minimalismo di superficie – che appartiene tanto al design di prodotto quanto al progetto architettonico, e dove ogni scelta – proporzione, volume, ritmo, vuoto – diventa determinante.
Ad aprire il racconto è lo scaldasalviette Hashi, disegnato da Piero Lissoni. La struttura – due collettori verticali e una serie di aste orizzontali con ritmo irregolare – introduce una variazione continua negli interassi. Gli elementi tubolari sono infatti disposti secondo un ritmo continuamente differente, e sporgono di 4 cm sui lati per consentire di appendere le salviette. Sul sistema è poi possibile agganciare due specchi, che ne accrescono la facilità d’uso nell’ambiente bagno. Un progetto che eleva al massimo l’espressione estetica del prodotto, conservandone l’accessibilità.
“Hashi è un radiatore progettato attorno ai limiti” ci racconta Piero Lissoni. “Di solito per progettare si parte dalle qualità che si vuole enfatizzare e si cerca di aggirare o comunque nascondere eventuali limiti fisicamente dovuti alla produzione, tipo il movimento che i robot fanno per posizionare le stecche, la velocità di saldatura, il tempo che il prodotto deve restare sulle macchine, la quantità di lavoro che deve essere svolto fisicamente manualmente dalle persone, ecc. Per Hashi ho svolto il lavoro al contrario: sono partito da quei limiti, da quei paletti, e vi ho progettato attorno. Volevo un prodotto semplice, ma che mettesse ben in evidenza la tecnologia produttiva e la qualità della lavorazione Antrax IT. Il limite è quindi stato in questo caso qualcosa sul quale appoggiarsi, non qualcosa da evitare”.
“Sono due i temi affrontati per il disegno di Pypeline. Da un lato l’identificazione di una matrice ripetibile, dall’altra l’antitesi tra rigore estetico e libertà compositiva” Victor Vasilev
Con Pypeline, Victor Vasilev sposta il discorso su un terreno differente, introducendo un principio modulare che amplia il campo progettuale, proiettandolo maggiormente nello spazio. Il radiatore fisicamente si costruisce a partire da un elemento cilindrico ripetuto, disposto secondo uno slittamento controllato che rompe la staticità e attiva una sequenza dinamica lungo la parete.
“Sono due i temi affrontati per il disegno di questa collezione” spiega Vasilev. “Da un lato l’identificazione di una matrice ripetibile, dall’altra l’antitesi tra rigore estetico e libertà compositiva: l’insieme di queste due cose crea Pypeline, un termoarredo da poter utilizzare in differenti ambienti e tipologie di spazio”.
Il progetto è un sistema capace di adattarsi a diverse configurazioni. La ripetizione non genera uniformità, ma introduce piuttosto variazioni che dialogano con la luce e con la profondità della superficie, trasformando un elemento tecnico in una presenza plastica.
In entrambe le collezioni emerge una posizione chiara: il calore diventa materia di progetto e parte integrante dell’architettura interna. La riduzione del segno non semplifica il lavoro, lo rende più esigente. Ogni millimetro conta, ogni dettaglio costruisce un equilibrio che si misura nello spazio.
Hashi, di Piero Lissoni
Pypeline, di Victor Vasilev