60 anni di design in 60 sedie, firmate Vico Magistretti. Nel suo studio milanese, rimasto esattamente com’era, sono esposti i modelli più significativi. Un invito a sedersi, letteralmente
Suppergiù 60 sedie in 60 anni non è solo una mostra, è la testimonianza della passione dichiarata di Vico Magistretti per la sedia. Lo ammette lui stesso in un’intervista del 2003: “Ho una passione un po’ vergognosa per le sedie. Credo sia perché è la cosa più difficile, non perdona nulla. Difficile essere contenti di una sedia“.
Per approfondire la figura dell’indimenticabile designer – e la sua irresistibile mania per le sedie – la Fondazione Vico Magistretti di Milano ospita fino al 26 febbraio una mostra dove è possibile vedere, toccare e provare alcuni dei suoi modelli più significativi all’interno del suo studio, rimasto esattamente com’era.
Se un designer vuole essere ricordato, il segreto è progettare una sedia iconica. La sedia è un archetipo: non può essere diversa da com’è, non possiamo farne a meno, e non è affatto semplice crearne una che sia insieme funzionale, inconfondibile e indimenticabile.
Vico Magistretti lo sapeva bene, ne ha progettate più o meno 60: 60 modi di stare seduti, di immaginare la forma dell’abitare, di sperimentare materiali e tecnologie. Il suo segreto era quello di partire sempre da un gesto quotidiano – sedersi, alzarsi, spostare una sedia – e da lì costruire una storia nuova, concreta e intelligente.
“Ho fatto più di 50 sedie, così mi dicono… troppe! Però di quelle, secondo me, ce ne sono che magari restano, che terrei ancora insomma. Se non avessi fatto le altre 40 non avrei fatto quelle 10“, diceva.
Tra i suoi pezzi più celebri, tre sedie incarnano con chiarezza il suo approccio progettuale: Carimate (Cassina), Selene (Artemide) e Silver (De Padova). Tre sedie che restano ancora oggi straordinariamente attuali. Magistretti diceva che un buon design deve durare 100 anni e queste tre sedie sono sulla buona strada per farcela.
Il progetto espositivo, come sempre, nasce dall’archivio dello studio, dove il curatore Luca Poncellini ha studiato lettere, minute, brevetti, foto di prototipi e disegni, decifrando appunti e annotazioni.
La mostra si sviluppa in due percorsi: una timeline di disegni originali e riproduzioni fotografiche delle oltre 60 sedie (66 per essere precisi), una selezione di modelli da usare e provare e i suoi taccuini pieni di storie: intuizioni, collaborazioni, correzioni, ripensamenti, sfide produttive e persino qualche grana legale.
Un invito a sedersi – letteralmente – e a leggere. Ogni sedia racconta di sé, e tutte insieme raccontano e rivelano la visione di un progettista che, con oltre 60 modelli ancora in produzione, resta uno dei grandi maestri del design italiano.