EDIT NAPOLI 2026
La gocia rossa

Oggetti – ironici – che portano nel contemporaneo la cultura dolomitica e la intrecciano con la vitalità mediterranea. A Edit Napoli 2026, Útol ha messo in scena un tavolo che diventa luogo, insieme a un vaso che diventa simbolo

Nelle case ladine, la stua era il cuore della vita domestica. Una stanza rivestita in legno, riscaldata dalla stufa, dove si mangiava, si lavorava, si decideva. Al centro – sempre – il tavolo. Il luogo della famiglia, della trasmissione orale. Un oggetto che non serviva solo a poggiare: serviva a stare insieme.

Da questo archetipo nasce Stammtisch, il tavolo presentato a Edit Napoli 2026, frutto della collaborazione tra Útol dei designer David Romelli e Flavio Rossi e Scatola Cortese, studio di architettura di Alessandro Scialdone.

Lo Stammtisch – termine che nelle culture alpine indica il tavolo della comunità, il posto riservato al gruppo – è pensato come un oggetto da abitare.

Se il colore è un blu profondo, il Fassaner Blau, colore identitario della Val di Fassa, la struttura è in ferro saldato a mano. A decorarlo goces rosse in ceramica simili a quelle dei vasi Bufon che ospita.

I vasi Bufon sono una serie di opere ispirate alla celebre maschera del carnevale ladino: naso prominente, pendenti a forma di goccia, ironia e provocazione.

La gocia rossa porta con sé un simbolismo antico: nella valle ladina di Fassa è segno di malizia e fortuna. La stessa forma a Napoli richiama il peperoncino, icona popolare scaramantica.

Bufon Gocies, vaso inedito portato a Napoli, nasce dalla rilettura radicale della maschera. Eliminando i tratti anatomici resta solo la goccia, che diviene volume, ritmo, identità, simbolo propiziatorio.

Due territori lontani – una valle alpina isolata e silenziosa e una città mediterranea stratificata e vibrante – si incontrano così in un dettaglio che diventa ponte culturale – la gocia – come gesto che unisce storie, tradizioni e immaginari popolari.