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Sulla costa selvaggia dell’Île de Ré, là dove il paesaggio si fa essenziale tra paludi, dune e saline, il designer e decoratore d’interni Laurence Simoncini ha trasformato l’ultimo lotto edificabile in un rifugio discreto e radicale.
Una casa bassa – rivestita in pino annerito come i magazzini del sale che punteggiano l’isola – che sembra posata sulla sabbia da sempre, più trovata che costruita. L’architetto André Blanchet ha infatti tradotto il suo desiderio di “una capanna sulla spiaggia” in un volume monolitico che abbraccia un patio interno. Al centro, una piscina in cemento nero che riflette il cielo Atlantico.
Varcata la soglia, cemento grezzo alle pareti e pavimenti in calcestruzzo disegnano una scatola neutra, pensata per far vibrare gli arredi e gli oggetti più che l’architettura. Laurence, infatti, vive la decorazione come una forma di piacere quasi edonistico, come lui stesso dice “la casa è un secondo me: un ritratto in scala 1:1 dei miei gusti”. Prima ancora che il cantiere fosse finito, aveva già immaginato ogni dettaglio.
Ha passato mesi a setacciare mercatini e brocante, acquistando solo pezzi di cui si innamorava davvero e che avevano una storia da raccontare. Ha persino affittato un hangar per custodire i suoi tesori in attesa del grande momento.
Quando le porte si sono finalmente aperte, gli oggetti sono entrati uno dopo l’altro, trovando il loro posto con naturalezza: lampade industriali accanto a intrecci artigianali, sedute a ciottolo che dialogano con le dune, sculture sospese come stormi di uccelli appoggiati su un filo. Il lessico è severo – cemento, legno, lino, lana – ma il risultato è caldo, tattile, profondo.
La palette punta sui toni dell’isola: grigi salmastri, neri di legno bruciato, bianchi sabbia. Le grandi vetrate cancellano il confine tra dentro e fuori, mentre un ulivo secolare, arrivato dalla Spagna, presidia l’ingresso come un totem. Non ci sono gesti fragorosi: solo continuità tra l’abitare e il paesaggio.
E in questo equilibrio calibrato tra ruvidità materica e raffinatezza dei dettagli, la casa di Laurence diventa un omaggio alla “côte sauvage”: un luogo dove il lusso non è ostentazione, ma il privilegio di vivere circondati da ciò che si ama davvero, con la leggerezza di una cabane affacciata sull’oceano.
Questo articolo è estratto da The Book 32. Sfoglia il magazine