Dall’ispirazione visionaria di un grande maestro scaturiscono architetture che rivisitano
la relazione fra uomo, natura e spazio abitativo
In principio fu il Cabanon, il rifugio di Le Corbusier a Roquebrune-Saint-Martin, sulla Costa Azzurra. Un capanno dalle proporzioni perfette, costruito secondo i dettami aurei del Modulor, ma soprattutto un minimum architettonico dove ogni elemento è ridotto all’essenziale e tutto è ugualmente necessario. Un luogo dove l’introversione non era isolamento, ma esplorazione di una diversa dimensione di vita.
Da questa visionaria sperimentazione del maestro svizzero è scaturita una fiorente architettura derivativa che ha trovato espressione negli ambiti più disparati, con grande originalità. Fra questi l’hospitality, dove questa ispirazione è allo stesso tempo una risposta alla logica serializzata delle grandi strutture e uno strumento efficace per offrire agli ospiti esperienze fuori dal comune. Si chiamino moduli, pod o cocoon, le unità abitative individuali che traducono – a diverse scale e declinazioni – le suggestioni corbusieriane sono protagoniste di alcune delle più originali location turistiche del mondo.
Assimila alla perfezione questa lezione il Maidla Nature Resort, in Estonia: una nature villa realizzata in legno di frassino progettata da b210 Architects ispirandosi alle case sugli alberi, che in soli 28 metri quadrati offre il top del comfort per due persone e un’area outdoor immersa nella natura. Allo stesso immaginario attinge il Lift Treetop, un boutique hotel di Bali disegnato dallo studio Alexis Dornier. In questo caso l’architettura delle tre suite ibrida strutture metalliche e capanne in legno tradizionali, per preservare il territorio e offrire agli ospiti un’esperienza lontani dalla città, pur senza rinunciare alle comodità.
Con il Domaine de la Roseraie lo studio Laboratoire punta invece sulla reinterpretazione dell’archetipo della capanna, attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo fatto di componenti prefabbricati. Dieci guest house monofamiliari creano con le loro superfici traslucide un resort dalla presenza discreta in un territorio accuratamente preservato.
Assomigliano a navicelle spaziali atterrate nella campagna o pietre ancora da tagliare, le Rock Cabins firmate in Ungheria da Hello Wood. Sei micro-appartamenti indipendenti che rileggono in soli 21 metri quadrati il tema, grazie a linee futuristiche e un esteso uso della prefabbricazione per strutture e impianti.
Minimaliste nelle linee e immersive nell’approccio sono le micro-unità progettate da Atelier L’Abri per Territoire Charlevoix, location che ibrida camping ed ecoturismo nelle foreste del Quebec. Qui il minimalismo architettonico è strumento di una simbiosi tra uomo e ambiente che non trascura interni dotati di tutto il necessario. Proprio come nell’originale Cabanon.
foto Nicolas da Silva Lucas
foto Raphaël Thibodeau
foto Raphaël Thibodeau
foto Máté Lakos
foto Bujnovszky Tamás
foto KIE
foto Tõnu Tunnel, Priidu Saart
foto Tõnu Tunnel, Priidu Saart
foto Tõnu Tunnel, Priidu Saart