A cavallo tra memoria e modernità, gli interni firmati De la Villa trascendono le tendenze rincorrendo un’armonia sofisticata ma non pretenziosa, che combina genius loci e design. Con un approccio sartoriale che soppesa ogni dettaglio
“Essere originali significa tornare alle origini” era solito ripetere Antoni Gaudí. Una frase che calza a pennello a questo giovane studio di Madrid che celebra contenitore e contenuto, materiali nobili e dettagli costruttivi. Appena passata la soglia dei trent’anni, Miguel Otero, Alberto Espejo e Juan Esteve di De la Villa Studio sono gli astri nascenti dell’interior nella capitale spagnola.
Amici dai tempi dell’università, si sono uniti professionalmente nel gennaio del 2020, appena prima che la pandemia regalasse loro l’occasione per fermarsi a riflettere sul manifesto di una firma giovane alle prese con i primi lavori. Cinque anni dopo lo studio è raddoppiato e si muove con disinvoltura tra i tanti progetti, soprattutto abitazioni nei quartieri centrali di Madrid. La Madrid degli Asburgo, quella dei palazzi signorili, dei parquet a spina di pesce, delle modanature e delle balaustre in ferro battuto. Interni borghesi per chi nella casa cerca, oltre al comfort e al lusso discreto, anche una continuità con il quartiere che abita. Spazi che parlano della specificità della capitale al di là delle tendenze, ma che all’estetica raffinata affiancano una grande funzionalità e una cura maniacale del dettaglio.
In una manciata d’anni vi siete fatti un nome come professionisti specializzati nel residenziale. È una scelta?
Gli interni residenziali sono stati fino a oggi il nostro principale biglietto da visita. Come spesso accade, le prime commesse sono arrivate da famigliari e amici. Dedichiamo tempo ed energia alle pubbliche relazioni, essere in tre da questo punto di vista è un vantaggio, si moltiplicano le possibilità di connessioni. Il passaparola fa il resto. Non è una scelta, per rispondere alla tua domanda, ma è vero che è l’ambito dove ci sentiamo completamente a nostro agio.
La maggior parte delle commesse si circoscrive a una zona specifica della capitale. Cosa significa progettare nel centro di Madrid?
Negli ultimi anni la città è diventata attrattiva per un profilo di cliente internazionale che investe sul “brand Madrid”. Il centro è fortemente caratterizzato da una tipologia di immobili signorili con un’identità classica piuttosto marcata, che è proprio ciò che li rende appetibili. Il nostro modus operandi combina l’attenzione e l’ascolto del luogo con il marchio dello studio: ci piace rispettare il valore del manufatto senza entrare in rotta di collisione con materiali che non lo valorizzano.
Avete iniziato in tre e oggi siete in sei. Qual è il vostro obiettivo come studio?
Siamo in crescita, ma vorremmo mantenere questa formula di studio “boutique”, concentrandoci su pochi lavori di un certo rilievo, per poterci dedicare a tutto il processo realizzativo fino allo studio del dettaglio, che ci appassiona.
Una passione che traspare. I processi artigianali del costruire…
Valorizziamo le tecniche e i prodotti che rispettano il contesto perché ne apprezziamo l’unicità.Il lusso oggi più che mai rifugge la serialità e scommette sull’artigianalità. Essere in grado di consegnare al cliente uno spazio dove tutto o quasi è realizzato su disegno costituisce senza dubbio un plus. La collaborazione con professionisti esperti in ogni ambito apporta una qualità del prodotto finito che il cliente apprezza e che allo stesso tempo ci fa crescere.
La palette nei vostri interni è sempre molto neutra: pavimenti in legno e pareti immacolate..
Ci piace consegnare al cliente una tela bianca che allo stesso tempo risulti totalmente “vestita”. Per farlo utilizziamo materiali diversi: legno, pietra, gesso e cornici, senza però conferire allo spazio una personalità eccessivamente spiccata. Talvolta sono i clienti stessi a chiedercelo, soprattutto quando si tratta di un investimento che deve incontrare il gusto di un pubblico ampio. In generale, l’idea è quella di dover aggiungere molto poco al progetto finito. Oggi accade molto di più che agli inizi, sono i benefici di essersi fatti un nome. Fondamentale poi è il progetto d’illuminazione, per cui presentiamo sempre al cliente anche la versione notturna dell’intervento insieme ai render diurni.
Immagino che i programmi di renderizzazione o l’IA siano per voi pane quotidiano..
È probabile che il fatto di essere uno studio giovane ci renda appetibili anche per questa capacità di impiegare tecniche di restituzione grafica che rendono al cliente più veloce e immediata la comprensione del progetto. È uno strumento che serve anche a noi per visualizzare un’idea e identificarne rapidamante eventuali errori o punti deboli.
Vi inserite anche voi nella tendenza di uno stile onesto e sereno?
L’abbiamo cavalcata e continuiamo a farlo, in parte. La scelta di materiali onesti resta un punto fermo del nostro modo di intendere l’interior. Ma ultimamente stiamo osando sempre di più. Siamo stati bombardati in questi ultimi anni da immagini di interni dalle linee pulite, spazi minimalisti, semplicità estrema, una tendenza che secondo noi è arrivata al capolinea. Abbiamo deciso di esplorare anche altre strade: l’Art Decò, gli Anni 70 e 80 in Francia, i dettagli stilistici di una certa epoca… reinterpretandone i paradigmi con un occhio al contesto e al nostro gusto personale.
Quali sono le altre fonti d’ispirazione?
Non abbiamo particolari figure di riferimento. Ammiriamo profondamente gli interni giapponesi, dove sotto a un’apparente semplicità si celano dettagli incredibilmente studiati. Ma allo stesso tempo ci ispira l’uso che fa della pietra e del metallo Vincenzo de Cotiis. Anche lo studio di un materiale, delle sue possibilità può essere fonte d’ispirazione per la creazione di un arredo o di uno spazio.
Avete delle linee guida per quanto riguarda il vostro approccio al layout?
In contesti anche molto datati è impossibile non stravolgere la tipologia dell’alloggio. Attualizzare l’esperienza dell’abitare passa necessariamente per una rivisitazione dei flussi, rendendo protagonista la luce naturale. E poi ogni metro quadrato dev’essere vissuto sempre, nel quotidiano: vietato disegnare spazi sottoutilizzati come la tipica camera per gli ospiti che resta chiusa la maggior parte dell’anno. Puntiamo a soluzioni flessibili e talvolta poco convenzionali, ma necessarie in un contesto dove il costo per metro quadrato è alto.
Quali altre linee rosse vi rifiutate di attraversare?
Mai mobili prefabbricati in bagno o in cucina e mai lavelli industriali; sono ambienti che ci piace disegnare ad hoc, con la pietra naturale e il legno. E poi non scendiamo a compromessi con quegli elementi che entrano in collisione con lo stile della casa, come per esempio la sostituzione di serramenti in legno originali con modelli nuovi che snaturano l’unicità dell’ambiente. Preferiamo insistere con il cliente sui vantaggi del recupero di una carpenteria antica, seppur imperfetta, e convincerlo dell’unicità del marmo o del legno, materiali nobili soggetti a un processo di invecchiamento, che non ne depaupera il fascino o la funzionalità, al contrario.
Come altri studi, anche voi avete una linea di arredi che commercializzate. In che modo?
Abbiamo un archivio di prodotti disegnati a cui ci piacerebbe dare altre opportunità e non scartiamo la possibilità di farlo in futuro, in uno spazio ad hoc. È un business parallelo che richiede tempo ed energie che per ora non abbiamo. Per cui stiamo collaborando da poco con una giovane piattaforma spagnola, Canica, che si occupa di tutto il processo, dalla produzione alla consegna di pezzi disegnati e fabbricati in Spagna. Sembra che funzioni.
Avete per le mani molti progetti, di cosa si tratta?
Abitazioni a Madrid ovviamente. Ma anche un boutique hotel ad Avila, in via di progettazione. Ci piacerebbe trascendere i confini spagnoli e poter mettere un piede in Italia o in Messico, per entrare in contatto con altre culture del fare, con altri artigiani e materiali locali.
Sempre abitazioni o siete interessati ad altre tipologie?
Non vediamo l’ora d’intraprendere l’avventura del boutique hotel, per ora ancora sulla carta. Una sorta di microcosmo che racchiude in sè una grande complessità, dove misurarsi con tutti i dettagli che rendono l’esperienza hospitality funzionale e indimenticabile allo stesso tempo. Costruirne uno a Lanzarote sarebbe il massimo. In una direzione completamente diversa, ci piacerebbe intervenire nel processo realizzativo delle promozioni immobiliari. Nella periferia nord di Madrid si sta costruendo molto, e potrebbe diventare un’alternativa residenziale di tutto rispetto al centro città. Spesso però gli alloggi sono carenti di personalità, pensati secondo logiche di mercato che portano a una triste standardizzazione. Ci sarebbe un ampio margine di azione.
Questo articolo è estratto da The Book 30. Sfoglia il magazine