Yasmin Bawa è una scultrice, artista e designer che vive e lavora nel sud della Francia. La natura transitoria della sua vita, segnata da frequenti trasferimenti, si manifesta nel suo processo creativo. Dove materiali e forme subiscono una costante trasformazione
Da sempre legata ai materiali naturali e ispirata dal modo in cui viviamo e interagiamo con l’ambiente quotidiano, Yasmin Bawa è specializzata nella creazione di oggetti scultorei, arredi, installazioni e opere d’arte. Artista e designer con un background nel mondo della moda, oggi lavora come scultrice in una zona rurale del sud della Francia. Attraverso il suo materiale d’elezione, la canapa, modella sculture che celebrano linee curve e forme organiche. Ogni pezzo è una danza di contrasti che combina forza e vulnerabilità, riflettendo un impegno verso pratiche ecosostenibili e un consumo più consapevole. Traendo ispirazione da una varietà di interessi che spaziano dalla mitologia alla scienza, l’arte di Yasmin diventa un dialogo con la natura, invitando gli spettatori a esplorare le molteplici sfaccettature dell’esistenza.
Chi è Yasmin Bawa?
Ho studiato moda a Londra, ma dopo la laurea ho deciso di cambiare direzione e abbracciare un ritmo di vita più lento, che mi permettesse di nutrire le mie vere aspirazioni. Sono sempre stata un’artista legata ai materiali e ispirata dal modo in cui viviamo e interagiamo con l’ambiente quotidiano, perciò, il passaggio verso il design d’interni è stato molto naturale. Ora lavoro a tempo pieno come scultrice. E, dopo tanti anni a Berlino, ho deciso di lasciare la città per avvicinarmi alla natura. Adesso vivo in un villaggio rurale nella regione dell’Ardèche, in Francia.
Stati Uniti, Inghilterra, Svezia, Germania e ora Francia. Come queste diverse culture hanno influenzato il tuo lavoro?
La natura transitoria della mia vita, segnata da frequenti trasferimenti, mi ha instillato un senso di adattabilità e resilienza. Queste qualità si manifestano nel mio approccio al processo artistico, dove i materiali e le forme subiscono una costante trasformazione.
Crei opere d’arte, pezzi d’arredo e oggetti decorativi. Cosa ti ha spinto verso l’artigianato?
Fin da bambina, ho sempre avuto un forte istinto a progettare gli oggetti che mi circondavano. Passavo ore infinite a immaginare mondi interi in cui avrei potuto vivere. Ecco perché, quando ho dovuto scegliere cosa studiare, non sapevo decidermi tra design, architettura e moda. Ora, molto felicemente, il mio lavoro si trova in una zona grigia che unisce tutte queste discipline. Infatti, credo che l’arte non debba esistere in isolamento, ma integrarsi senza soluzione di continuità nel tessuto della vita quotidiana. Non si tratta solo di creare oggetti esteticamente piacevoli, è un viaggio di scoperta e innovazione. Ogni pezzo che creo racconta una storia: quella delle qualità intrinseche del materiale, della mia intenzione artistica e, a volte, delle sorprese inaspettate che emergono durante il processo creativo.
Il tuo approccio personale al design – e prima ancora al mondo del tessile – si riflette nel tuo lavoro artigianale o sono processi distinti?
Per me non c’è distinzione. Credo che ogni aspetto delle nostre esperienze influenzi i risultati della pratica creativa. E tutte le opere che ho creato sono modi per tradurre la mia energia emotiva in forme concrete. Inoltre, sono particolarmente interessata alla poetica della relazione tra l’oggetto e il suo fruitore. Ho sempre voluto creare oggetti che non fossero semplicemente messi in un angolo e dimenticati, ma che le persone sentissero il desiderio di toccare, spostare, combinare con altri pezzi.
Da cosa trai ispirazione?
Sono in un costante viaggio di ricerca su vari aspetti dei materiali, delle tecniche costruttive, della mitologia, della scienza, della storia, della geologia e della natura, principalmente attraverso la lettura e la visione di documentari. Al momento sto leggendo “Il Tao della fisica” di Fritjof Capra. Naturalmente, traggo ispirazione anche dai miei dintorni, soprattutto ora che vivo vicino a un fiume e alle montagne. La mia arte diventa un dialogo con le forze vive della natura, con i suoi colori, forme e suoni.
Perché hai scelto di lavorare con la canapa?
La canapa offre infinite possibilità di espressione. Ho trovato una connessione molto profonda con questo materiale, e la sua natura si adatta perfettamente alla forma che voglio creare. Il modo in cui posso modellare il materiale con le mani mi consente di esercitare il controllo su ogni dettaglio.
Definiresti la tua arte come femminile?
Le mie sculture sono una celebrazione delle curve, delle linee fluide e delle forme organiche. Ogni pezzo è una danza di contrasti, che combina forza e vulnerabilità, complessità e semplicità, riflettendo la natura dinamica della femminilità, dove potere e dolcezza coesistono. Attraverso questo linguaggio cerco di trascendere le rappresentazioni convenzionali, invitando gli osservatori a interagire con la natura complessa e sfaccettata del femminile.