In Alta Val di Susa, l’architetto Antonio Perrone ridisegna l’idea di chalet alpino. E con linee pure, legno di larice e ampie vetrate compone un rifugio che dialoga con le montagne innevate
La sua cornice è quella dei Monti della Luna, nell’Alta Val di Susa. Il suo retaggio, quello delle tipiche costruzioni rurali della zona. La sua nuova vita, il progetto curato dall’architetto Antonio Perrone, che trasforma un antico rustico in un moderno chalet.
Nato dalla richiesta di committenti alla ricerca di una residenza alpina che, senza negare la tradizione, fosse aderente agli standard dell’abitare contemporaneo, il progetto parte dalla reinterpretazione della forma archetipica della tenda, che diventa gesto architettonico a tutto tondo.
Una copertura a cuspide, esplicito richiamo al profilo delle montagne, due fronti vetrati – che garantiscono vista illimitata sul paesaggio e irraggiamento solare – e interni con un indiscusso protagonista, il legno. Soluzioni che hanno un preciso significato estetico ma anche funzionale, contribuendo – insieme all’impianto fotovoltaico installato sul tetto – alle prestazioni energetiche dello chalet.
La residenza è distribuita su tre livelli, scanditi da una precisa gerarchia di funzioni. Al piano interrato trovano posto l’autorimessa, una ski-room, un bagno e una piccola area benessere. Il piano terra è invece occupato da una ampia zona living, integrata da un soppalco e aperta su una terrazza panoramica, due camere da letto e due bagni. Il terzo e ultimo livello è quello della master bedroom, dotata di bagno privato e di una alcova nel sottotetto.
Dal punto di vista materico, il larice termotrattato è il vero protagonista del progetto, sia nella parte strutturale che nell’involucro interno ed esterno. Pavimenti, rivestimenti e arredi sono valorizzati dalle venature naturali del legno, che si combinano in maniera ideale con i tessili di tendaggi e imbottiti. Unici elementi di rottura, ma integrati in modo armonico, gli inserti metallici e le ampie superfici vetrate che contribuiscono a definire il carattere dello chalet.
Nell’insieme, Perrone non forza mai le soluzioni, preferisce lasciar emergere la naturale vocazione del luogo. Nello chalet il legno racconta la memoria dell’architettura alpina, la luce disegna nuove geometrie e la materia respira con il paesaggio.
Il risultato è un rifugio contemporaneo che dialoga con la montagna non come sfondo, ma come parte viva – e vivibile – del progetto.