CASE
Piso Barceloneta

Nella marina di Barcellona, un intervento dello studio Isern Serra trasforma un appartamento in un ambiente fluido e luminoso. Con un’accurata selezione di arredi, oggetti e opere, tra richiami mediterranei e sensibilità contemporanea

A Barcellona, non lontano dalla spiaggia, Piso Barceloneta è una casa minimalista, progettata da Isern Serra con la volontà di liberare spazio, luce e possibilità. Quello che un tempo era un interno compartimentato, frammentato in piccole unità e sezioni rigide, mostrava un layout incapace di esprimere appieno il proprio potenziale.

Da qui l’idea di intervenire in modo misurato, ma risoluto: la rimozione delle pareti divisorie ha permesso di dare forma a un ambiente aperto, fluido e luminoso, orientato verso il balcone che corre lungo l’intera facciata. La nuova distribuzione sposta le funzioni private verso l’ingresso, consentendo alle zone giorno di aprirsi al vivace carattere marittimo del quartiere.

Una selezione di oggetti attentamente orchestrata, basata su un equilibrio tra funzionalità, artigianalità e risonanza emotiva, definisce l’identità dell’appartamento. “Abbiamo progettato gli interni come una galleria vivente”, ha spiegato Serra, fautore di un approccio curatoriale che supera la mera dimensione estetica. Ecco, allora, i pezzi più attuali della Vasto Gallery dialogare con i tesori vintage di Fenix Originals e Polop Store, creando stratificazioni temporali che arricchiscono l’esperienza abitativa.

La palette di colori centrata sui toni del beige, una scelta contenuta di materiali e l’uso di forme curvilinee concorrono a delineare la personalità della casa. Il rovere chiaro naturale della cucina – dove a un’isola scultorea si accostano un tavolo da pranzo in legno di Fusteria Vidal, le lampade Sísísí di Santa & Cole e un mix di sedie vintage Markelius e Quadra – introduce un calore organico che contrasta con la continuità di pareti e pavimenti in microcemento. Il linguaggio visivo che ne deriva richiama le tradizioni architettoniche mediterranee, reinterpretandole in chiave contemporanea. 

In un equilibrio complessivo tra superfici più dure e texture morbide, non mancano elementi integrati come il divano incassato in cemento, con cuscini in lino, al contempo mobile e architettura. In questa cornice la luce diventa una presenza quasi materica: filtrata da tende semitrasparenti, anima le superfici e ne rivela le sfumature durante l’arco della giornata.

Mentre la fusione tra design da collezione e vita quotidiana raggiunge una particolare risonanza nel living, con il tavolino da caffè in alluminio cerato di Paul Coenen abbinato a una sedia vintage Dr. Sonderbar di Philippe Starck. In questo caso è la comune qualità scultorea a colmare le differenze formali e materiali tra i due arredi, e lo stesso accade nel light design: che si tratti della lampada Falkland di Artemide o della Visa Vis di Davide Groppi, ciò che si afferma con questi complementi è un gesto artistico, oltre che funzionale.

Gli spazi più intimii mantengono la stessa coerenza progettuale. In camera da letto spicca l’opera di grande formato Pushing Things Forward di Mark Bohle, affiancata da pezzi di designer emergenti come lo sgabello/tavolino L4 del francese Lucas Cambier, la lampada Fragile di Marset disegnata da Jaume Ramírez e la j45 di Andreu Jaumot.

Nel bagno principale la parete traslucida in mattoni di vetro coniuga utilità e poesia, lasciando filtrare la luce naturale pur garantendo la privacy. La toilette per gli ospiti, in microcemento verde scuro, è l’unica deviazione cromatica rispetto alla tavolozza neutra del resto dell’appartamento.