HOTEL
Sofitel Bucharest

Ran & Morris trasformano due edifici storici in Sofitel Bucharest, hotel a cinque stelle che ibrida Art de Vivre francese e memoria locale. Lobby verticale, materiali tattili e un progetto di riuso adattivo ridefiniscono l’idea di lusso contemporaneo

Nella Piazza dell’Università, uno dei nodi più densi di storia di Bucarest, il Palazzo Oscar Maugsch viene trasformato da Ran & Morris Creative Partnership in Sofitel Bucharest, hotel cinque stelle che fa dell’ibridazione tra memoria e attualità il proprio tema centrale. Non solo un restauro, ma una ricodifica di due edifici storici adiacenti – costruiti tra fine Ottocento e primi del Novecento da Oscar Maugsch – in un unico organismo, che utilizza il passato come matrice del progetto.

Guidato dalla filosofia dell’Art de Vivre di Sofitel, l’intervento assume come punto di partenza la storica definizione di Bucarest come Micul Paris, la Piccola Parigi. Ran & Morris applicano il loro metodo di story-catching per leggere le stratificazioni culturali e architettoniche del palazzo, trattando il progetto come un lavoro di scavo. Obiettivo: riportare alla luce tracce, proporzioni e atmosfere, per tradurle in un linguaggio adatto all’ospitalità internazionale.

In collaborazione con lo studio Cumulus, i progettisti unificano i due corpi di fabbrica, sfruttandone le affinità strutturali per definire connessioni fluide e poco invasive. Un cortile di servizio sul retro è riconfigurato come ingresso principale: qui un passaggio tra gli edifici coperto da un lucernario alto 14 metri genera una lobby verticale, quasi urbana, mantenendo e valorizzando le caratteristiche neoclassiche preesistenti. L’aggiunta di un quarto livello a entrambi i volumi consente di integrare le nuove funzioni alberghiere, senza compromettere la leggibilità dell’impianto storico.

La lobby diventa il cuore esperienziale dell’hotel e segna il distacco dalla tradizione della hall intesa come spazio di semplice attesa. L’atmosfera è quella di un boulevard parigino interiorizzato. Un café in stile francese, sedute distribuite come in uno spazio open air, un sistema di illuminazione stratificata e apparecchi cinetici che animano il soffitto. Il progetto lavora quindi sulla dimensione sociale dell’ospitalità, trasformando il piano terra in un paesaggio di relazioni, più che in un luogo di transito.

Il tema del riuso adattivo attraversa l’intero intervento. La sala di una banca che qui aveva sede, è oggi riconfigurata come ballroom multifunzionale, capace di accogliere eventi, concerti e sfilate di moda. Un patio esterno viene inglobato nel ristorante principale, estendendo lo spazio interno ma al tempo stesso conservando il rapporto visivo con il tessuto storico circostante.

La definizione materica e cromatica del progetto consolida il dialogo tra eredità neoclassica e lusso contemporaneo. Le facciate storiche e le pietre ornamentali sono accostate a curve morbide, volumi scultorei e superfici tattili. La palette fa riferimento alla pietra calcarea e alle tonalità neutre di Bucarest, arricchite da ottone spazzolato e luci calde che disegnano ombre e profondità controllate. I rimandi alla Parigi di inizio Novecento non sono citazioni letterali, ma registri di atmosfera. Un’idea di eleganza misurata, tradotta in dettagli di arredo, proporzioni e light design.

Le 157 camere, distribuite su quattro piani, mantengono le configurazioni originarie degli edifici residenziali, con altezze variabili e geometrie irregolari che generano interni non seriali. I soffitti a volta, i pavimenti in marmo o parquet e la presenza di arredi francesi definiscono un’immagine di comfort sofisticato, ma senza eccessi decorativi. Il progetto lavora per sovrapposizione di identità. Il lessico formale è quello del design francese di alta gamma, mentre la cultura rumena emerge attraverso testiere artistiche realizzate da falegnami locali, tessuti ispirati alla tradizione e opere selezionate che radicano l’hotel nel contesto.

Il risultato è un equilibrio calibrato tra preservazione e trasformazione. Sofitel Bucharest si presenta come una rilettura contemporanea di due edifici storici, in cui la narrazione della “Piccola Parigi” diventa strumento progettuale. L’eleganza francese filtra la complessità architettonica e culturale di Bucarest, trasformando l’hotel in un dispositivo di memoria attiva, in cui ospitalità e storia si raccontano attraverso lo spazio.