ARCHITETTURA
Studio Barn

Nel Rhode Island, una stalla anonima diventa rifugio creativo per una coppia di artisti. Worrell Yeung firma un intervento di riuso adattivo che unisce luce naturale, materiali non convenzionali e un forte dialogo con il paesaggio boschivo

Non un edificio che emerge dal bosco, ma una presenza che sembra assorbita dalla vegetazione. In una proprietà privata nel Rhode Island, tra affioramenti rocciosi, sottobosco e zone umide, una piccola stalla degli Anni 80 si trasforma in una suggestiva location per la pratica artistica.

Progettato da Worrell Yeung per l’artista afroamericana Kara Walker – nota per le sue sculture e installazioni contro segregazionismo, colonialismo, discriminazioni razziali e di genere – e il fotografo e filmmaker Ari Marcopoulos, lo Studio Barn nasce come atelier autonomo: un ambiente separato dall’abitazione della coppia e raggiungibile con una passeggiata attraverso un prato lungo il margine di uno stagno.

La preesistenza, priva di valore storico o qualità formali rilevanti, diventa il punto di partenza per un intervento di riuso adattivo che rinuncia a gesti enfatici a favore di una rielaborazione misurata. Spogliata fino all’ossatura, privata della grondaia e delle finiture superflue, la costruzione assume un profilo astratto, enfatizzato da un timpano asimmetrico che dialoga con l’irregolarità del contesto naturale.

“La rimozione della cupola e l’aggiunta di un abbaino hanno accentuato la peculiarità della sagoma e ne hanno esaltato la silhouette rispetto al paesaggio”, ha dichiarato Max Worrell, co-fondatore e direttore di Worrell Yeung.

L’involucro esterno è affidato a un materiale inaspettato: lastre di asfalto di uso commerciale avvolgono tetto e pareti in un gesto continuo, creando una pelle scura e materica. Da lontano, la superficie appare monolitica; da vicino, rivela una trama vibrante che reagisce a luce, umidità e stagioni.

Una scelta sia economica che concettuale: “Eravamo alla ricerca di un unico materiale per tetto e facciate”, ha raccontato Jejon Yeung, l’altro fondatore di Worrell Yeung. “Una parete antipioggia in legno sarebbe stata l’opzione giusta, ma risultava troppo costosa. I proprietari temevano che l’asfalto potesse richiamare l’idea di capannoni fatiscenti. Ma abbiamo rovesciato questa associazione, per conferire all’edificio una nuova dignità architettonica”.

All’interno, la luce naturale definisce i volumi. Una vetrata a tutta altezza orientata a est apre il piano terra verso la radura, mentre una grande porta scorrevole rimanda con discrezione al linguaggio vernacolare dei fienili.

Sul lato opposto, l’abbaino introduce un’illuminazione diffusa da nord ed esalta la verticalità in uno spazio pensato per la realizzazione di opere di grande formato. La struttura lignea rimane a vista, con travi scandite da semplici portalampade in porcellana. Superfici in gesso e pannelli di fibra accolgono schizzi e disegni.

La distribuzione è essenziale: un nucleo centrale compatto ospita i servizi, una lunga parete attrezzata in abete Douglas organizza materiali e strumenti e una scala conduce a un soppalco concepito come un ufficio più isolato e raccolto.

Con i suoi 120 metri quadrati, Studio Barn dimostra che un’architettura calibrata, pur condizionata da vincoli economici e strutturali, può dare vita a uno spazio intensamente espressivo, capace di fondere funzionalità, atmosfera e radicamento.