In un appartamento haussmanniano a Parigi, Joséphine Fossey costruisce un interno a partire dalla relazione fra architettura, arredi e opere d’arte. Dove l’atemporalità è frutto della stratificazione di epoche e linguaggi
In molti interni contemporanei l’idea di atemporalità coincide con superfici neutre, oggetti rarefatti, un’estetica impersonale. In questo appartamento parigino progettato da Joséphine Fossey, invece, la timelessness non nasce dalla sottrazione, ma dalla composizione calibrata di epoche e linguaggi. Architettura storica, arredi modernisti, design contemporaneo e interventi artistici convivono in un equilibrio che assume la forma di una “collezione abitata”.
Il progetto lavora su un appartamento all’interno di una townhouse haussmanniana del XIX secolo, recentemente restaurata dallo studio Wilmotte & Associés. L’intervento di Fossey si innesta su un impianto spaziale fatto di stanze in sequenza, grandi aperture e altezze generose, che restituisce la monumentalità tipica dell’architettura ottocentesca parigina. Su questa trama il progetto costruisce un sistema di relazioni tra spazio, arredi e opere d’arte.
Il percorso professionale di Joséphine Fossey aiuta a comprendere questa impostazione. Prima di aprire il suo studio, la progettista ha lavorato come curatrice presso Christie’s e fondato Atelier 27, piattaforma dedicata alla collaborazione tra artisti e interior designer. In questo intervento le sue radici curatoriali diventano metodo progettuale: lo spazio domestico è trattato come ambito in cui ogni elemento è parte di una precisa struttura relazionale.
L’appartamento si sviluppa attraverso una sequenza di ambienti in cui la percezione di continuità è costruita soprattutto tramite il controllo della palette cromatica. Pareti in tonalità beige dialogano con i parquet originali, definendo una base visiva che permette agli arredi di emergere senza contrasti bruschi. Il risultato è una superficie comune su cui oggetti e creazioni d’arte possono entrare in rapporto.
Il soggiorno chiarisce con particolare evidenza questa logica. Un divano di Christophe Delcourt, dalle proporzioni morbide e compatte, è accostato a una poltrona degli Anni 50 di Joseph Savina, figura significativa della stagione modernista francese. Il dialogo tra i due pezzi non produce un contrasto stilistico, ma introduce una profondità temporale che attraversa l’intero ambiente. Ad affiancarli è una poltrona di Faye Toogood, presenza contemporanea che rafforza questa stratificazione discreta di epoche e linguaggi.
Nella zona pranzo, il grande lampadario realizzato dall’artista del vetro Jeremy Maxwell Wintrebert scende sopra il tavolo come un elemento scultoreo sospeso. Attorno, l’arredo rimane misurato, permettendo all’opera di definire il centro spaziale della stanza e stabilire una relazione diretta tra arte e vita quotidiana.
La cucina introduce una variazione materica più marcata. Qui compare il travertino, utilizzato per piani e superfici verticali, accostato al rovere e a una gamma di tonalità chiare che mantengono la continuità cromatica con il resto dell’appartamento. Le sedute di Gio Ponti accompagnano il tavolo, inserendo nel progetto la tradizione modernista italiana. Sulla parete, una creazione in ceramica smaltata di Charlotte Dualé interrompe la regolarità delle superfici, portando nello spazio domestico una componente plastica e artigianale.
I materiali non sono un semplice repertorio decorativo, ma assumono una funzione strutturante. Travertino, pietra naturale e superfici minerali conferiscono densità e stabilità visiva; il legno introduce continuità e calore; le finiture opache attenuano i contrasti e rendono leggibile la presenza degli oggetti.
All’esterno, la terrazza prosegue questa logica in chiave più leggera. Un sistema di sedute outdoor disegnate da Vincent Van Duysen crea un ambiente domestico all’aperto, mantenendo lo stesso equilibrio tra eleganza formale e comfort.
Nel complesso, l’appartamento richiama un approccio che considera la casa come un organismo in evoluzione, capace di accogliere nel tempo oggetti, opere e memorie senza perdere coerenza. Non è un caso che Fossey rivendichi una sensibilità vicina alla cultura scandinava e a quella dell’Arts and Crafts, dove la qualità dei materiali e la presenza dell’arte nella vita quotidiana costituiscono un principio fondamentale.