CASE
La pace degli opposti

La passione per i contrasti risolti anima una casa sul Lungarno firmata da Fabio Fantolino. Che qui rivela la sua eleganza calda e discreta

C’è un dettaglio, uno di quelli in cui Dio si nasconde, che rivela moltissimo del modo di Fabio Fantolino di fare interior design: è il rosone applicato al controsoffitto di un elegantissimo appartamento sul Lungarno, a Firenze, con cui l’architetto torinese mostra la sua cifra compositiva, quella dialettica che stempera in una miscela calda e rasserenante istanze e linguaggi opposti.

“Ho disegnato il rosone e i riquadri della boiserie per sottolineare che la casa è a Firenze: un segno dal sapore antico in un progetto contemporaneo che lega il presente al contesto e alla sua storia”. A guardarla bene, la casa racconta moltissimo dell’approccio dell’architetto: la predilezione per i colori neutri ma mai anonimi, l’eleganza discreta – torinese, appunto – la luce come materia progettuale, la continuità spaziale e la centralità dei materiali.

Soprattutto, quella fusione di tradizione e modernità che genera una dimensione terza, tale da non pagare dazio né all’antico né al contemporaneo a tutti i costi. Il progetto parte da un tema tanto invisibile quanto decisivo: il layout.

Il progetto lavora per sottrazione, lasciando che siano i materiali e la luce a definire le atmosfere

La zona giorno e la zona notte sono nettamente separate, una scelta che non è solo funzionale ma quasi etica. Qui l’architettura torna a fare il suo mestiere primario: organizzare lo spazio per migliorare la qualità della vita. E lo fa con misura, senza barriere ostentate, affidandosi a una sequenza di ambienti che dialogano tra loro pur mantenendo una precisa gerarchia.

Nel living, cuore del progetto, convivono una zona relax e un salottino per la conversazione. È una distinzione sottile, mai didascalica, che riflette un’idea di casa come organismo complesso, capace di accogliere ritmi diversi senza perdere coerenza. Anche qui, il progetto lavora per sottrazione, lasciando che siano i materiali e la luce a definire le atmosfere.

Fantolino accosta, come in un manifesto, materiali diversi: all’ingresso, per dire, la combinazione di un alto zoccolo in marmo crema luna e del legno rovere termotrattato è il fil rouge che dimostra come non esistano materiali classici o contemporanei in sé.

“Lo diventano in base all’uso”, spiega. In questa casa d’epoca, il dialogo con la città è parte integrante della ricerca: progettare un interno significa sempre interrogarsi sul luogo, arrivare a elementi architettonici che sappiano parlare con l’ambiente circostante, assorbirne la storia senza farla scadere nella citazione.

“Ho disegnato il rosone e i riquadri della boiserie per sottolineare che la casa è a Firenze: un segno dal sapore antico in un progetto contemporaneo” – Fabio Fantolino

La palette neutra è una costante del suo lavoro. “Me la porto dietro da sempre – racconta – arriva dagli ambienti che mi fanno stare bene”. Un equilibrio che non è mai piatto: il tavolo da pranzo color caramello, collocato tra cucina e living, in rottura con il resto della casa per cromie e materiali, è il punto di incontro tra i due ambienti in questo gioco di pesi e contrappesi, di accensioni e pause, che restituisce profondità agli spazi.

C’è poi il tema del contrasto, altro elemento identitario: morbido alternato a rigido, superfici lisce accostate a texture più materiche. “Il mio carattere non è bianco o nero, è beige”, dice Fantolino, sintetizzando una poetica fatta di pacificazione più che di serenità artificiosa. Unire due anime per metterle d’accordo, senza che una prevalga sull’altra.

Anche l’eleganza segue questa logica: torinese, misurata, la raffinatezza non si impone ma si lascia scoprire. Ne risulta un interno che non alza la voce, ma resta. Un progetto che non rincorre l’effetto, ma costruisce un rapporto solido e consapevole con il tempo presente. Ed è forse proprio questo il suo valore più grande: quel rapporto sereno, appena distaccato dall’ansia della contemporaneità che rende la casa attuale oggi e credibile domani.

Questo articolo è estratto da The Book 30. Sfoglia il magazine