A Pistoia, Palazzo Buontalenti ospita una retrospettiva del lavoro di Ettore Sottsass, dal dopoguerra agli Anni 70. Disegni, ceramiche, fotografie e oggetti restituiscono il pensiero di un autore che ha saputo mettere in discussione la cultura imperante del funzionalismo
Fino al 26 luglio 2026 Palazzo Buontalenti, a Pistoia, ospita Io sono un architetto. Ettore Sottsass, una grande retrospettiva dedicata a una delle figure più influenti e poliedriche della cultura progettuale del Novecento. Curata da Enrico Morteo, la mostra riunisce oltre 1.400 opere tra disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design, offrendo uno sguardo ampio su circa trent’anni di attività di Ettore Sottsass, dall’immediato dopoguerra alla metà degli Anni 70.
Ricondurre Sottsass a un’unica definizione resta un compito complesso. Architetto, designer, fotografo, grafico ed editore, ha attraversato il Novecento con uno sguardo lucido e inquieto, capace di interrogare criticamente il proprio tempo. Il titolo della mostra riprende una sua celebre dichiarazione – “Io sono un architetto” – e richiama l’idea di progetto come strumento per costruire una relazione tra la fragilità dell’individuo e l’ordine più ampio del cosmo.
Il percorso espositivo nasce da un lavoro di ricerca sui materiali conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, a cui si affiancano prestiti provenienti dalla Fondazione Vittoriano Bitossi, dal Centro Studi Poltronova per il Design, oltre che da istituzioni pubbliche, archivi e collezioni private.
La mostra presenta in gran parte documenti di lavoro – fogli di studio, appunti, disegni preparatori – che, presi singolarmente, non rappresentano opere concluse ma, nel loro insieme, restituiscono il processo di elaborazione di un pensiero progettuale in continuo divenire.
L’esposizione si concentra su un periodo cruciale compreso tra il 1945 e il 1975, anni in cui il rapporto di Sottsass con la Toscana si intensifica e la sua ricerca attraversa una fase di profonda trasformazione. Nel clima culturale del secondo dopoguerra, segnato dalla crisi delle certezze moderniste, il designer mette progressivamente in discussione il funzionalismo dominante e amplia il proprio campo d’indagine. Disegno, pittura, tessile, ceramica e design industriale diventano strumenti attraverso cui esplorare la relazione tra forma, materia ed esperienza umana.
Tra i nuclei più significativi del percorso emerge la collaborazione con la manifattura Bitossi Ceramiche di Montelupo Fiorentino, dove Sottsass sperimenta nuove possibilità espressive della ceramica contemporanea, intervenendo con decisione su colore, volume e superficie.
Un altro capitolo fondamentale riguarda il rapporto con Olivetti, azienda con cui Sottsass avviò a partire dal 1957 una collaborazione destinata a lasciare un segno profondo nel design industriale. Per la società di Ivrea progettò macchine da ufficio e dispositivi elettronici in cui rigore ergonomico e sperimentazione cromatica ridefiniscono l’immagine stessa della tecnologia nella società contemporanea.
La mostra mette inoltre in evidenza la dimensione più visionaria e spirituale del lavoro di Sottsass. Dopo il viaggio in India del 1962 e una grave malattia, il progettista avvia una riflessione più profonda sul significato degli oggetti e sul loro rapporto con la dimensione simbolica dell’esistenza. In questa fase, gli oggetti smettono di essere semplici strumenti funzionali e assumono un valore rituale e meditativo, come dimostrano alcune serie di ceramiche degli Anni 60 dedicate al mito, alla contemplazione e alla dimensione cosmica.
Non mancano esempi delle sue sperimentazioni nell’interior design e nella progettazione di arredi, tra cui i celebri pezzi realizzati per Poltronova, nei quali ironia e provocazione mettono in discussione i modelli tradizionali dell’abitare. Il percorso si conclude con il ciclo fotografico delle Metafore, una serie di immagini in bianco e nero che segnano la fine di una stagione creativa e anticipano i successivi sviluppi della sua carriera, culminati nella fondazione del Gruppo Memphis nei primi Anni 80.
Pur fermandosi alla soglia della stagione postmoderna, Io sono un architetto racconta il percorso di un autore che non si limitò a osservare il proprio tempo, ma contribuì a ridefinirne le possibilità, immaginando alternative e costruendo visioni capaci ancora oggi di interrogare il nostro rapporto con il progetto, la tecnologia e la vita quotidiana.
Per maggiori informazioni Pistoia Musei