Un minimalismo sospeso tra poesia e funzione. A Osaka, Kouichi Kimura firma un appartamento dove la luce naturale modella lo spazio e la pianta aperta si organizza attraverso un raffinato gioco di filtri e prospettive
Il progetto Room 1101 di Form/Kouichi Kimura Architects nasce dalla ristrutturazione di un grande monolocale urbano concepito come seconda casa in risposta alla richiesta del committente di “vivere una vita straordinaria in uno spazio versatile”.
Il progetto assume questo principio come dispositivo operativo: nessuna suddivisione in stanze, ma un ambiente continuo organizzato attorno a una “gallery” centrale e a un living cui si affiancano cucina, ripostiglio e servizi uniti in un nucleo compatto. Flessibilità e configurazione aperta diventano così il cuore dell’intervento.
La strategia del team guidato da Kouichi Kimura si è concentrata sul trattamento delle aperture e sulla modulazione della luce naturale. Quest’ultima inonda gli interni grazie a un atrio alto cinque metri e a una serie di ampie finestre di forme diverse, disposte in modo irregolare.
Per gestirne la collocazione e le diverse geometrie, si è scelto di installare pareti e pannelli in vetro satinato, ottenendo un suggestivo gioco di luci e ombre. Collocati a 40 centimetri dai muri perimetrali, questi schermi creano una zona intermedia che separa le aperture dall’ambiente domestico: i raggi solari attraversano l’intercapedine, vengono filtrati dal vetro traslucido e si diffondono nella casa, mentre le finestre retrostanti si dissolvono fino a diventare presenze invisibili.
Il risultato non è una semplice attenuazione luminosa, ma una profondità percettiva: lo spazio appare privo di confini netti. La sera, l’illuminazione indiretta incorporata dietro i diaframmi attiva lo stesso meccanismo in senso inverso, generando una luce stratificata che modifica l’atmosfera. Il rimando ai tradizionali shoji è immediato, sebbene attualizzato e riletto in chiave industriale: al posto di carta e legno, qui i protagonisti sono vetro e acciaio.
La profondità visiva è amplificata anche tramite specchi inseriti tra i profili satinati. Questi elementi riflettenti catturano e ripetono il ritmo delle cornici, generando un’illusione di espansione rispetto alla reale estensione dell’appartamento – circa 80 metri quadrati – e costruendo una sequenza di piani sovrapposti variabile a seconda del punto di vista.
La distribuzione introduce un percorso secondario che collega l’ingresso al bagno per mezzo di lievi variazioni di livello del pavimento e transizioni materiche: un accorgimento che definisce ambiti distinti senza il ricorso a partizioni chiuse. Nell’atrio, una parete arretrata si confronta con una superficie in vetrocemento schermata da un’ulteriore lastra satinata, che trasforma la griglia strutturale in un motivo luminoso. Davanti a questa quinta, due pezzi della collezione del brand del proprietario – un capospalla, un paio di stivali – sono esposti a mo’ di sculture all’interno di una composizione essenziale, fatta di arredi minimi, oggetti puntuali – un violoncello, un vaso – e panche integrate che mantengono libera la pianta.
L’involucro, volutamente sobrio, accoglie finiture in cemento a vista in alcune porzioni del soffitto, preservando l’altezza di quest’ultimo e introducendo un contrasto materico. La palette ridotta a cromie grigio-beige rafforza la contemporaneità dell’ambientazione, fondata su equilibrio misurato tra fluidità e intimità.