A Richmond, Studio Ardo trasforma un cottage del 1890 in una casa luminosa e contemporanea, preservando l’identità storica e introducendo nuovi volumi, grandi aperture e una palette materica misurata
Richmond, un quartiere denso di memoria industriale nella periferia di Melbourne, accoglie l’intervento di Studio Ardo come una dimostrazione di come un cottage operaio del 1890 possa trovare nuova vita senza perdere la sua identità.
La Glass House nasce dalla volontà di restituire chiarezza all’impianto originario dell’edificio, liberandolo dalle stratificazioni del secondo Novecento e affiancandogli un volume contemporaneo che completa la casa e la adegua alle nuove necesità dei committenti.
La facciata storica mantiene il proprio ruolo urbano, discreta e allineata al linguaggio della strada; sul retro, invece, l’architettura si apre con grandi superfici vetrate e un involucro superiore che richiama la materialità industriale del contesto.
Il cuore dell’abitazione è lo spazio a doppia altezza che unisce soggiorno, cucina e zona pranzo. Qui la luce è il vero materiale progettuale: le grandi aperture convogliano la luminosità lungo la profondità del lotto, creando continuità visiva con il giardino e una percezione amplificata dei volumi. Il camino stabilisce un punto focale intimo all’interno di una scatola spaziale imponente, mentre arredi e illuminazione, scelti con cura, completano l’ambiente senza mai interromperne l’equilibrio.
La palette materica è trattenuta e coerente, in un certo senso si potrebbe definire “disciplinata”. Toni neutri, legni e pietra naturale vengono orchestrati con superfici chiare e con un intonaco lucido che riflette la luce. Dettagli neri – per serramenti, balaustre ed elementi della cucina – offrono ritmo e definizione, collegando in modo sottile il progetto al passato operaio del quartiere.
In cucina, la pietra grigia dialoga con la linearità delle armadiature nere e con l’essenzialità degli elettrodomestici integrati. Mentre una zona bar nascosta aggiunge funzionalità senza invadere la purezza compositiva.
Il livello superiore della casa accoglie studio, camera e bagno, tutti progettati attorno alla luce naturale e alla relazione con il cielo. Le aperture su misura incorniciano scorci mutevoli. Nella camera, un lucernario segue l’inclinazione della copertura storica, lasciando che l’illuminazione naturale disegni la stanza nel corso del giorno. Il bagno replica la stessa sensibilità con un lucernario sopra la doppia doccia che porta luminosità nel cuore della casa.
Il progetto paesaggistico di Luke Marshall completa l’intervento con vegetazione autoctona che ammorbidisce i volumi e crea continuità visiva tanto al piano terra quanto al livello superiore, introducendo privacy e una dimensione contemplativa nel centro della città.
Glass House dimostra come un approccio rispettoso e mirato possa far dialogare passato e presente in modo convincente. La chiarezza formale, la luce come protagonista e una selezione rigorosa dei materiali definiscono un’abitazione che appare allo stesso tempo radicata e contemporanea. Capace di rispondere alle esigenze di una famiglia in crescita senza rinunciare alla sua storia.