In Messico, nella valle di Guayangareo, HW Studio firma un’architettura nata dall’innesto tra un volume lapideo radicato nella montagna e un prisma bianco proteso nel vuoto
Mettere in relazione gli opposti per intensificare l’esperienza dello spazio. È da questo principio, radicato nelle filosofie orientali ma qui riletto in chiave occidentale, che prende forma la Shi House di HW Studio. Una residenza contemporanea dal linguaggio minimalista che, anziché sfidare il pendio scosceso su cui sorge, vi si adagia adattandovisi, in una costante tensione tra gravità e leggerezza, tra aderenza al suolo e purezza geometrica.
Firmato da un team guidato da Rogelio Vallejo Bores, l’intervento si organizza attorno all’innesto di due elementi. Da un lato, un volume verticale in pietra a vista che sembra emergere direttamente dalla montagna. Dall’altro, un corpo orizzontale bianco che si protende nel vuoto verso una riserva naturale e un campo da golf. Il contrasto volumetrico crea un equilibrio visivo tra naturale e artificiale. Mentre dal punto di vista delle funzioni, se il blocco lapideo ospita scale e garage, il prisma bianco accoglie lo spazio domestico vero e proprio.
L’accesso avviene dalla parte alta del lotto, attraversando il nucleo in pietra che connette verticalmente i livelli. Da qui si entra nella casa, chiusa in direzione dei residenti vicini per mezzo di un muro cieco. Definita da un pavimento e da una copertura che si estendono lungo soggiorno, sala da pranzo e cucina, la zona giorno presenta ampie vetrate a nastro che lasciano penetrare la luce naturale negli ambienti. Al tutto si aggiunge uno spazio filtro ispirato al concetto di engawa – il confine fluido della tradizione giapponese –, spazio pensato ad hoc per configurare una transizione graduale tra interno ed esterno.
Gli arredi sono essenziali: divani e poltrone bianchi, tavolini in marmo chiaro dalle venature beige, niente decorazioni superflue. Sono i vibranti colori della natura messicana a plasmare l’atmosfera. Partendo dal presupposto che l’intimità risieda nel silenzio, si è poi deciso di articolare la zona notte come un sistema di camere prive di finestre, per una privacy assoluta. Un gioco di setti trasforma i corridoi in una sorta di labirinto domestico, dove la luce giunge zenitale o attraverso un patio interno collegato esclusivamente al cielo. Lungo questo percorso compare una parete leggermente curva che introduce una variazione nel rigore geometrico.
All’esterno, all’estremità della struttura, la lastra bianca si affaccia a sbalzo verso l’orizzonte. A sostenerla, sottili pilotis mimetizzati da un rivestimento ottenuto con la terra dello scavo originale: un espediente che rafforza l’impressione che il volume, più che costruito, si sia semplicemente posato lì.