Studio Traces converte un ex magazzino industriale in un santuario del benessere dall’allure brutalista. Plasmato nell’oscurità e ispirato ai rituali millenari di onsen e hammam
Nel cuore di Perth, in Australia, all’interno di un ex magazzino industriale a Osborne Park, sorge Ember Bath House: un santuario di luce e pietra che recupera rituali di benessere ancestrali in chiave contemporanea. La struttura originaria dell’edificio ha offerto una base grezza e autentica da cui partire: le robuste pareti in cemento e gli alti volumi sono diventati la spina dorsale di uno spazio pensato per rallentare il corpo e amplificare i sensi.
Studio Traces, guidato dalla direttrice creativa Tracy Zorich in collaborazione con l’interior designer Phoebe Allen, ha lavorato per oltre diciotto mesi, trasformando il sito in un rifugio dalle atmosfere brutaliste e contemplative. Il guscio strutturale in cemento è stato lasciato a vista, un gesto intenzionale volto a celebrare la matericità ruvida e spoglia dell’ex magazzino.
Zorich e Allen hanno concepito il centro come una sequenza di ambienti rituali – piscine calde e fredde, bagno turco, sauna finlandese e sale per trattamenti – in cui la luce e i suoni si attenuano progressivamente. La composizione spaziale è pensata per condurre il visitatore da un ingresso luminoso a spazi sempre più raccolti e oscuri, guidati da un’illuminazione soffusa e superfici tattili.
Questa transizione richiama il ritmo meditativo degli antichi onsen e hammam, reinterpretati attraverso un linguaggio contemporaneo che fonde tradizioni giapponesi, turche e ayurvediche. La sfida di lavorare in un ambiente privo di finestre si è rivelata un vantaggio creativo. Invece di introdurre luce naturale, Studio Traces ha scelto di abbracciare l’oscurità come materiale progettuale, grazie a un gioco di ombre proiettate su rocce-scultura collocate nei punti di transizione del percorso.
Enormi blocchi di pietra provenienti da cave vicine, infatti, scandiscono gli spazi come elementi di orientamento visivo, guidando il visitatore attraverso il labirinto di stanze. Il risultato è un’architettura avvolgente che elimina i riferimenti temporali: non ci sono orologi, specchi o distrazioni, solo variazioni di temperatura e tonalità che riportano l’attenzione al respiro. Studio Traces ha collaborato con artigiani locali per realizzare dettagli su misura: lavabi scolpiti a mano, panche e finiture in metallo dialogano con arredi e boiserie in legno recuperato dalle palette sobria e discreta.
“Il design ha la capacità di generare esperienze profonde dentro di noi”, spiega Zorich “quando ogni dettaglio è pensato in modo olistico, immaginando la risposta emotiva dell’utente e il modo in cui oscurità, luce, materia e volume entrano in relazione con noi”. È questo livello di consapevolezza – quasi una connessione energetica e vibrante con lo spazio stesso – a rappresentare, secondo Zorich, la prospettiva futura di un design d’interni capace di promuovere il benessere in modo autentico.
Questo articolo è estratto da Around Water 11. Sfoglia il magazine