A Bali, Nicolas Schuybroek Architects riscrive i codici dell’architettura tropicale. E progetta una casa in cemento che sostituisce la leggerezza con la forza espressiva della materia
A Tabanan, sull’isola di Bali, SR House ribalta l’immaginario dell’architettura tropicale. Nicolas Schuybroek Architects sostituisce padiglioni in legno e coperture leggere con quattro volumi monolitici in cemento, ridefinendo il rapporto tra materia, clima e paesaggio.
Commissionata da una coppia di Jakarta come seconda casa, la residenza occupa un terreno in lieve pendenza affacciato su risaie, foresta tropicale, un’ansa del fiume e la costa. Il progetto nasce da un processo durato sei anni: prima di definire l’architettura, lo studio ha installato piattaforme in legno sul sito per verificare quote, orientamento e visuali, lasciando che fosse il luogo stesso a suggerire la composizione.
La scelta del cemento a vista rappresenta il gesto più radicale del progetto. In un contesto dominato da legno, bambù e coperture in paglia, Nicolas Schuybroek Architects rilegge il modernismo tropicale sviluppatosi tra Brasile e Indonesia negli Anni 60 e 70 attraverso una materia compatta e monolitica. Gettato in casseforme lignee e successivamente sabbiato a mano, il calcestruzzo conserva l’impronta della lavorazione artigianale e dialoga con le pavimentazioni in pietra lavica locale.
Anche il rapporto con il clima segue una direzione diversa rispetto a quella di molta architettura tropicale contemporanea. Invece di dissolvere il confine tra interno ed esterno, SR House costruisce ambienti raccolti, protetti dall’umidità, dal vento e dalla forte esposizione solare. La natura non invade gli spazi, ma si manifesta attraverso aperture calibrate che trasformano risaie, foresta e oceano in una successione di scorci incorniciati.
I quattro volumi in cemento si orientano verso differenti porzioni di paesaggio. Le camere da letto guardano le risaie, gli spazi della zona giorno si aprono sulla costa, mentre i bagni ricevono la luce zenitale attraverso lucernari che fanno di materia, acqua e ombra gli elementi principali dell’esperienza spaziale.