In Tibet, Research Commune Design propone un’idea di ospitalità che nasce dalla rilettura dell’architettura locale. Corti, coperture inclinate e interni essenziali compongono un progetto contemporaneo ma radicato nella tradizione
Lungo le rive dello Yarlung Tsangpo, nel Tibet sud-orientale, Research Commune Design firma Shanzeju, una struttura ricettiva immersa nel paesaggio montano della regione. Il progetto assume le caratteristiche del luogo come principio insediativo, integrando gli spazi dell’ospitalità nel contesto naturale.
L’architettura segue la pendenza del sito e si articola intorno ad alcune corti raccolte, mentre le coperture inclinate riprendono i caratteri delle abitazioni tradizionali tibetane. A questa configurazione relativamente introversa corrisponde un sistema di aperture che costruisce relazioni puntuali con l’esterno. Finestre e grandi superfici vetrate selezionano scorci sulle montagne, gli alberi e il cielo, variando la percezione del paesaggio insieme alla posizione dell’osservatore.
Gli antichi alberi di pesco che punteggiano il sito costituiscono una presenza determinante nell’organizzazione degli spazi. Conservati nella loro posizione originale, vengono incorporati nel disegno delle corti e arrivano in alcuni punti a dettare la forma e la collocazione delle aperture. Il progetto mette così in relazione due differenti scale del paesaggio: quella ravvicinata degli alberi, visibili dalle corti e dagli ambienti interni, e quella più ampia delle montagne, inquadrate a distanza. L’architettura agisce come elemento di mediazione tra queste due dimensioni, alternando spazi protetti e aperture verso il territorio.
Negli ambienti comuni, Research Commune Design ricorre a un numero contenuto di materiali e a una palette dai toni naturali. Pareti prive di decorazioni, legno e tessuti in lino costruiscono interni essenziali, dove arredi e oggetti introducono superfici segnate dal tempo e variazioni cromatiche. Tavoli, sedute e complementi stabiliscono un rapporto spontaneo con la cultura del luogo.
Il riferimento alla tradizione costruttiva tibetana diventa più esplicito nelle camere, dove elementi derivati dalle strutture lignee delle abitazioni locali vengono integrati nell’organizzazione degli interni. Telai in legno, materiali naturali e volumi dalle geometrie semplici definiscono ambienti dove il carattere contemporaneo del progetto convive con tecniche e riferimenti legati al territorio.
La distribuzione delle camere ruota intorno alla posizione del bagno, collocato al centro anziché lungo il perimetro. Questa scelta modifica la consueta successione degli ambienti e libera due assi visivi contrapposti: da una parte lo sguardo si apre verso le montagne innevate, dall’altra ritorna alla dimensione più prossima della corte e degli alberi di pesco.
La luce naturale accompagna questa alternanza tra prossimità e distanza. Il paesaggio appare per frammenti, selezionato dalla geometria delle aperture; sulla terrazza in copertura, invece, la visuale si amplia verso le montagne e il territorio circostante. Shanzeju costruisce così una sequenza che procede dalla dimensione protetta delle corti agli spazi più aperti, affidando alla vegetazione, ai materiali e all’orientamento il rapporto tra architettura e paesaggio tibetano.