ARCHITECTS AT HOME
A casa di Gabriele Fanuli

Nel Salento, la casa dell’architetto e paesaggista Gabriele Fanuli ritrova la sua voce grazie a un progetto che unisce architettura storica, design, paesaggio e una visione dell’abitare leggera. Fatta di cura, ironia e libertà

A volte ci sono case che non chiedono di essere reinventate, ma ascoltate. A Copertino, nel cuore del Salento, questa casa non è stata trasformata: è stata riconosciuta. L’architettura esisteva già come un corpo compiuto, con i suoi archi profondi, le volte ampie, le superfici dense che trattengono la memoria del tempo. Intervenire ha significato rallentare, osservare, sottrarre.

«Non ho mai pensato a questa casa come a qualcosa da riscrivere – racconta Gabriele Fanuli, architetto paesaggista e proprietario -. Piuttosto come a una struttura da ascoltare. L’architettura c’era già tutta: archi, volte, proporzioni bellissime. Il mio lavoro è stato soprattutto quello di togliere, alleggerire, lasciare spazio».

La casa misura poco più di cento metri quadrati, ma l’altezza delle volte ne altera la percezione: si attraversa per continuità e gli ambienti si susseguono come accade in un paesaggio, sono la luce, le variazioni materiche, la presenza delle piante e degli arredi a suggerire le funzioni, mai muri o barriere rigide.

«In spazi non enormi, la libertà percettiva diventa un valore progettuale fondamentale – spiega Fanuli -. Quando lo spazio è poco, le scelte diventano subito più oneste». Le superfici non sono state corrette né levigate, le imperfezioni restano visibili perché sono parte della struttura narrativa.

La luce naturale le attraversa lentamente durante il giorno, disegnando ombre che cambiano con le stagioni. Perchè la luce è il vero materiale del progetto: modella i volumi, ammorbidisce gli spigoli, costruisce profondità.

Anche gli arredi non rispondono a uno stile univoco. Elementi contemporanei convivono con oggetti recuperati, pezzi trovati, frammenti che portano con sé una storia. Emergono affinità con il design degli Anni 60 e 70 – forme morbide, colori decisi, una certa libertà ironica – ma non come citazione nostalgica. «È un design che non si prende troppo sul serio. Portarlo qui, in un contesto rurale pugliese, è stato naturale: in fondo anche questa è una terra poco rigida, molto istintiva. Funziona perché non è una citazione, ma una simpatia reciproca…».

Il colore entra per accenti, crea tensioni leggere dentro una palette neutra, interrompe la quiete senza spezzarla. Anche l’ironia trova spazio in piccoli gesti che alleggeriscono e dichiarano una distanza consapevole da ogni rigidità formale.

Lo sguardo del paesaggista rimane presente anche all’interno. Progettare una casa o un giardino implica lo stesso esercizio: calibrare pieni e vuoti, pensare alla crescita, accettare la trasformazione. «Io ragiono sempre come se stessi progettando un giardino, anche quando sono dentro casa», spiega Fanuli. «Luce, ombre, pieni e vuoti, crescita. Il clima di Copertino e la luce del Salento entrano letteralmente negli spazi, io ho cercato solo di non ostacolarli».

Le piante non sono un ornamento, ma una struttura viva che modifica la percezione dello spazio. Introducono verticalità, costruiscono relazioni tra le altezze delle volte e la scala domestica, portano un tempo più lento. Il confine tra interno ed esterno diventa così una soglia permeabile, mai definitiva.

La sostenibilità non si manifesta attraverso dichiarazioni tecnologiche, ma attraverso la durata. Recuperare ciò che esiste, ridurre gli sprechi, scegliere materiali destinati a invecchiare con dignità. «Mi interessa che le cose funzionino, durino e abbiano senso. Oggi il vero lusso è non dover rifare tutto ogni dieci anni».

All’interno della casa trova spazio anche RinVaso, progetto dedicato al recupero di vasi e piante scartate, un’estensione naturale di questo modo di abitare. «RinVaso parla di seconde possibilità, e la casa, in fondo, sta facendo lo stesso percorso». È una posizione silenziosa sul progetto come gesto di rispetto.

«Forse è una dichiarazione fatta a bassa voce», riflette Fanuli. «Racconta il mio modo di progettare senza doverlo spiegare troppo». I dettagli più importanti non sono quelli che attirano lo sguardo, ma i vuoti, gli spazi di passaggio. «Sono legato agli spazi che non servono a niente, apparentemente», conclude. «Sono quelli che rendono tutto più leggero». Abitare significa creare le condizioni perché gli elementi possano stare bene insieme. Come in un giardino, nulla è definitivo: tutto cresce, si trasforma, si riequilibra.

Questo articolo è estratto da The Book 32. Sfoglia il magazine