Cilindri bianchi che si aggregano, luce che scivola sulle superfici, il paesaggio della Sierra che entra negli interni. Fran Silvestre Arquitectos progetta una casa geometrica e sorprendente
All’origine del progetto firmato da Fran Silvestre Arquitectos a Las Rozas de Madrid c’è un’idea che arriva dalla scultura. Lo studio cita l’Homenaje a Brancusi di Andreu Alfaro: un richiamo significativo, che permette di leggere la casa attraverso il rapporto tra forma, vuoto e materia.
Nell’opera di Alfaro, una sottile struttura metallica si sviluppa verticalmente racchiudendo al proprio interno un grande spazio vuoto. La forma è semplice, quasi astratta, ma cambia a seconda del punto di vista. Il pieno e il vuoto sembrano rincorrersi, e la superficie curva le imprime una qualità sorprendentemente dinamica. È un modo di intendere la lezione di Constantin Brancusi, la sua capacità di ridurre la materia all’essenziale e di trasformare la geometria in qualcosa di più del semplice studio di una forma.
La casa porta così alla scala dell’abitare una ricerca nata nella scultura. Volumi cilindrici, pieni e vuoti si accostano e si intersecano, dando origine a una composizione in cui ogni elemento mantiene una propria identità pur contribuendo alla costruzione di un organismo unitario. Il disegno, più che delimitare semplicemente gli ambienti, diventa il principio attraverso cui organizzare lo spazio, la luce e il rapporto con il paesaggio.
Il progetto si sviluppa su un lotto di 2.500 metri quadrati a Las Rozas, ai piedi della Sierra de Guadarrama. La superficie abitabile è di 370 metri quadrati, distribuiti in volumi cilindrici. Non è un capriccio formale: ogni cilindro corrisponde a una funzione specifica – la zona giorno, le camere, il garage con area benessere, la piscina con i locali tecnici -. La geometria diventa così uno strumento di organizzazione: invece di separare rigidamente gli ambienti, li mette in relazione attraverso una sequenza di pieni, vuoti, corti e aperture.
Un aspetto interessante del progetto sta nei tagli obliqui. I volumi sono sezionati obliquamente per adattarsi alla pendenza naturale del terreno e, nella parte superiore, per dare forma a coperture inclinate, una soluzione tradizionale nella zona. Allo stesso tempo, l’inclinazione permette di intercettare la luce proveniente da orientamenti differenti. Il risultato è una silhouette che cambia continuamente, un profilo dinamico che sfida la staticità del volume puro.
Anche la pianta nasce da un principio geometrico preciso. I cilindri sono disposti secondo angoli di 120 gradi, generando un cortile interno che è cuore pulsante della casa. Non è un semplice spazio di servizio: è il luogo dove la luce si frammenta, si rifrange, trasforma le superfici.
All’interno, la stessa logica compositiva continua a definire l’esperienza degli ambienti. I volumi cilindrici non sono semplici contenitori funzionali, ma presenze architettoniche che determinano prospettive, percorsi e relazioni visive. Muovendosi tra un ambiente e l’altro, la percezione dello spazio cambia continuamente. Le superfici curve accompagnano il movimento, mentre le aperture introducono frammenti di paesaggio e luce naturale.
Il rapporto con l’esterno non si esaurisce nella vista. Le ampie vetrate non si limitano a incorniciare la Sierra: creano un continuum tra dentro e fuori, tra architettura e paesaggio. Ogni volume dispone infatti di un proprio spazio aperto. Due corpi si affacciano su cortili più raccolti, protetti dal vento e dagli sguardi, mentre un altro si apre su una terrazza completamente esposta al paesaggio.
Ciò che rende House in Las Rozas interessante non è soltanto la scelta di una geometria insolita, ma la capacità di trasformarla in un sistema abitabile. Come nella ricerca di Alfaro, la ripetizione di un principio semplice genera una composizione più complessa: fome cilindriche diventano una casa, i vuoti diventano cortili e passaggi, la geometria diventa luce e paesaggio. La scultura, così, smette di essere soltanto un riferimento e diventa un modo di pensare lo spazio.