A Londra, Mosley Thorold firma la ristrutturazione di un’antica dimora vittoriana. Realizzando uno spostamento strategico della scala e recuperando i materiali d’epoca
Non una semplice ristrutturazione, ma un esercizio di sottrazione e riuso. A Londra, lo studio Mosley Thorold reinventa De Beauvoir Townhouse infondendo un’eleganza essenziale e senza tempo in un’abitazione vittoriana.
L’intervento più significativo dello studio fondato nel 2017 da Nathaniel Mosley e Henry Thorold riguarda la scala. Nella precedente configurazione questo elemento era mal posizionato, ostruiva l’entrata e frammentava la pianta in stanze disgiunte. Quindi, gli architetti hanno affrontato i flussi come problema progettuale primario, e hanno eliminato uno studio che risultava d’ostacolo per ricollocare la scala al suo posto.
Il risultato è un vuoto che convoglia la luce naturale in quella che era la parte più buia della residenza. Ora una linea visiva, attraverso una grande apertura, arriva dalla porta d’ingresso fino al giardino. Il percorso verso il basso è l’idea organizzativa, con lo spazio che si apre progressivamente man mano che si scende.
Questa sequenza si dispiega come una serie di rivelazioni. Una finestra a ghigliottina a doppia altezza, un vano scala ritmato da una balaustra minimale in metallo e illuminato da lucernari, e infine la transizione verso l’ampliamento al piano inferiore. Abbassando la cucina, la zona pranzo e l’angolo lettura – scandito da una libreria a tutta altezza e da una stufa a legna – rispetto al livello del pavimento originale, il team di progetto ha guadagnato un soffitto più alto, reso più nitida la suddivisione degli ambienti e rafforzato il collegamento con il giardino.
La cucina e l’area living si sviluppano sotto una trama di travi in legno a vista. Alla prima è stato assegnato il ruolo di cuore dell’abitazione con un tavolo da pranzo disegnato dallo stesso studio assieme al cliente. Porte vetrate dissolvono la soglia tra il patio e l’interno.
Con la collaborazione di fabbri, falegnami, carpentieri e scalpellini locali si è anche portata avanti un’opera di riciclo e riutilizzo. Persiane italiane del XVII secolo sono ora ante da cucina; cementine del XIX secolo sono tornate a rivestire il pavimento; mattoni selezionati portano con sé la patina di vite passate. È il frutto di una visione dell’abitare legata non tanto alla nostalgia come sentimento, quanto alla convinzione che le superfici che acquisiscono età e storia rendono una casa degna di essere vissuta a lungo.
A contrastare questa atmosfera calda, un contrappunto voluto: il cemento a vista con venature usato per le superfici esterne della cucina. Una scelta che persegue un’ambizione tecnica ben spiegata da Nathaniel Mosley: “se i costruttori vittoriani celebravano le potenzialità dei materiali, la pratica contemporanea dovrebbe abbracciare un simile spirito artigianale con gli strumenti oggi disponibili”.
Questo ha spinto Mosley Thorold a sabbiare delle assi di legno per far emergere le striature del marmo e poi gettare il cemento a contatto in modo che il materiale registrasse quel rilievo in negativo. Il getto è stato eseguito in un unico strato continuo, il che ha richiesto casseforme su misura e un sistema di colonne in acciaio pensato ad hoc per sopportarne la pressione indipendentemente dal muro di confine.