ARCHITECTS AT HOME
A casa di Sara Olga Pasini

Un ex magazzino teatrale diventa lo spazio abitativo dell’architetto Sara Olga Pasini. Dove la luce è il filo conduttore di interni che combinano grandi aperture a delicati angoli di intimità

All’inizio era stato pensato come spazio ufficio. Ma a Sara Olga Pasini, architetto milanese trapiantato con la famiglia a Verona, l’immaginazione non manca. Così, quando lo studio Aapa Collective da lei fondato con Gergely Agoston ha dovuto trovare una diversa sistemazione, Sara ha deciso di farne la sua nuova casa, dove oggi vive con i figli Alma e Timo. E di immaginazione ne è servita davvero molta per trasformare questo ambiente a piano strada in pieno centro a Verona – originariamente un magazzino di servizio usato da un teatro – in un’abitazione funzionale, confortevole e con sufficiente spazio per tutti.

Le possibilità erano molteplici, ma anche i vincoli e i problemi da risolvere. Innanzitutto la scarsa illuminazione naturale, che ha fin da subito orientato Sara a concepire una soluzione open space in cui, sfruttando al massimo la superficie disponibile, creare angoli intimi e raccolti ma allo stesso tempo conservare grandi aperture per rendere gli spazi più aperti e luminosi. Il tutto utilizzando un’originale combinazione di materiali in cui convivono resti delle murature originali emersi durante i lavori di ristrutturazione e tocchi di minimalismo contemporaneo come le pavimentazioni in cemento grezzo.

I tre livelli su cui è distribuito l’appartamento, tutti in continuità visiva per migliorare il flusso della luce naturale, ospitano al piano terra una zona pranzo da cui si accede a una raccolta corte privata interna, la cucina, accanto a cui si trova una delle camere, separata da una parete in vetro opaco per garantire la necessaria privacy senza ostacolare il passaggio della luce, e un bagno privato. Al piano superiore un grande living open space, un bagno e la master bedroom con terrazzo privato, mentre al terzo e ultimo livello si trova un’altra camera da letto.

La luce è stata l’elemento guida non solo della distribuzione spaziale ma anche del progetto d’interni. All’ingresso, il soggiorno a doppia altezza è stato aperto sino al fronte posteriore della casa, demolendo parzialmente le murature esistenti in modo da consentire un buon apporto di illuminazione naturale su due lati e realizzando in vetro opaco l’intera parete di fondo che divide gli interni dalla corte. I livelli superiori sono separati dal piano terra da semplici balaustre in metallo, anche in questo caso per consentire l’afflusso della luce naturale proveniente dai grandi lucernari della copertura.

Gli arredi hanno un tratto elegante, semplice ma accattivante, in cui l’impronta minimalista delle pavimentazioni in cemento è riscaldata dal calore del legno di una grande libreria che occupa un’intera parete della zona living, dalla pelle naturale delle sedute e dai mobili della cucina, anch’essi in legno. Non mancano le creazioni di design, come il divano Ghost disegnato da Paola Navone per Gervasoni e alcuni classici intramontabili come il tavolo Tulip di Eero Saarinen e le sedute Eiffel di Charles e Ray Eames.

Tutto in questa soluzione abitativa decisamente fuori dagli schemi parla un linguaggio che riesce a essere sobrio ed essenziale senza scadere in una freddezza estetica fine a se stessa e in cui, come dice Sara alla fine della nostra visita: «La ricerca del dettaglio o dell’elemento di design non sacrifica mai la funzionalità e, soprattutto, quel carattere intimo e accogliente che ci fa sentire davvero a casa».